Vienna a Verona con Colli e Ferri


Mozart, Beethoven e Schubert: nella stagione sinfonica del Filarmonico ha luogo un concerto sorprendente per qualità tecnica e mira interpretativa


di Francesco Lora


ECCO UNA DI QUELLE VOLTE nelle quali il critico musicale va ad ascoltare un concerto senza contattare l’ufficio stampa, con in tasca un biglietto anziché un invito, per il gusto vacanziero di passare una serata di buona musica senza doverne poi scrivere. Ed ecco una di quelle volte nelle quali, tornato a casa, egli non ha altra voglia che di recensire il concerto appena ascoltato: poiché qualcosa da dire c’è. Verona, Teatro Filarmonico, 9 gennaio e replica l’indomani, pubblico insolitamente numeroso. Programma coeso, lungo, forte, dedicato alla Vienna musicale tra Sette e Ottocento, attraverso (i) tre suoi eroi e tre differenti generi strumentali, e presentando nuovi interpreti di vaglia nonché maestranze altamente motivate. Formano la prima parte il Concerto per pianoforte e orchestra n. 23 in La maggiore KV 488 di Wolfgang Amadé Mozart (1786) e la Fantasia per pianoforte, coro e orchestra in Do minore op. 80 di Ludwig van Beethoven (1808). E si scopre – la carriera è ancora all’alba: ma quanta luce! – il pianista Federico Colli, classe 1988, premi di prestigio e talento da far sentire piccino l’ascoltatore.



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L'autore: Francesco Lora

È laureato con lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo, ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali (Università di Bologna). Con Elisabetta Pasquini ha fondato la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (già usciti: L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16). Collabora alla Cambridge Handel Encyclopedia, al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Recenti la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono - Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera. Collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

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