Quartetto di Cremona, l’integrale dei quartetti per archi di Mozart


A Milano ha preso il via alla Società del Quartetto il ciclo di concerti: l’esecuzione di tutti i quartetti per archi in ordine cronologico. Fino al 29 novembre 2016. Parallelamente e congiuntamente una iniziativa editoriale firmata da Sandro Cappelletto ne approfondisce il contenuto musicale


di Luisa Sclocchis foto © Elisa Caldana


Ripercorrere, in musica, quello stesso viaggio che fu allora per la musica, attraverso i ventitré quartetti per archi composti da Wolfgang Amadeus Mozart dal marzo 1770 al giugno 1790. Così Sandro Cappelletto introduce il progetto firmato Società del Quartetto di Milano che vedrà protagonista il Quartetto di Cremona. Una serie di cinque date, dal 19 gennaio al 29 novembre 2016, dedicata al quartetto, genere con cui Mozart ebbe un rapporto speciale e che lo accompagnò per l’intera vita. Cinque date per il ciclo integrale dei quartetti del compositore salisburghese in ordine cronologico.

Primo appuntamento, lo scorso 19 gennaio, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano. Sul palco il Quartetto di Cremona, Cristiano Gualco e Paolo Andreoli, i violini, Simone Gramaglia, la viola, e Giovanni Scaglione, il violoncello. Il silenzio si rompe sul ricordo di Elisa Pegreffi, recentemente scomparsa, secondo violino del celebre Quartetto Italiano. Una dedica che, in occasione della precedente esecuzione del ciclo integrale dei quartetti di Beethoven, era andata all’intero Quartetto Italiano, ispiratore e simbolo storico della tradizione del quartetto in Italia.

Il concerto si apre con  Quartetto di Lodi in sol maggiore K 80, composto da Mozart nel 1770. Le voci si alternano, si fondono, corrono fluide, centrate ed equilibrate, in un dialogo che non prevede singoli protagonisti. Rendono la singolare magìa di una struttura architettonica perfetta, il quartetto d’archi, che grande interesse suscitò nei compositori del periodo classico. La magìa di una scrittura capace di fare, di quattro linee distinte quanto complementari, un’unica voce, un unico strumento. Il loro suono corre, costruito sulla condivisione d’intenti.

Impossibile non ricordare, ascoltandoli, le parole di Theodor Adorno citate dallo stesso Cappelletto nella sua ultima fatica I quartetti per archi di Mozart (ed. Il Saggiatore) studio nato da una proposta della Società milanese: «Il primo passo per eseguire correttamente la musica da camera è di imparare a non mettersi in luce, a tirarsi indietro. L’insieme non si realizza con l’auto affermazione imperiosa delle singole parti, che produrrebbe un barbarico caos, ma riflettendo su se stessi e ponendosi dei limiti». Si prosegue con i sei quartetti milanesi, Quartetto in re maggiore K 155, Quartetto in sol maggiore K 156, Quartetto in do maggiore K 157 e, dopo un breve intervallo, con il Quartetto in fa maggiore K 150, il Quartetto in si bemolle maggiore K 159 e Quartetto in mi bemolle maggiore K 160. Dell’esecuzione di quella musica cristallina, composta da Mozart tra i quattordici e i sedici anni, colpisce la compattezza, l’omogeneità timbrica e il suono riconducibile a una precisa ricerca d’identità e maturazione d’insieme.

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Uno studio approfondito e accurato quello di Sandro Cappelletto: I quartetti per archi di Mozart. Alla ricerca di un’armonia possibile (ed. Il Saggiatore, pp. 268, 22€). Scrittore e storico della musica, firma de La Stampa e di riviste specializzate, Cappelletto ci conduce nell’esplorazione dei capolavori mozartiani per questa formazione. Il volume è ricco di riferimenti e di citazioni dalle lettere e la lettura assume i toni dell’alta divulgazione aperta anche ai non accademici. La pubblicazione, si legge nelle note introduttive di Palo Arcà, è nata «da un’idea e da una proposta della Società del Quartetto di Milano», che già in altre occasione aveva collaborato con il Saggiatore per la pubblicazione di interessanti volumi (si pensi al recente Beethoven – András Schiff). La conduzione di Cappelletto è esemplare, getta ponti storici e poetici, tratteggia caratteristiche umane di Mozart, del padre, racconta i viaggi italiani, e qui più che mai il discorso è pertinente: il K 80, primo quartetto mozartiano, scritto a Lodi, nell’attuale via Mazzini, dove una insegna ricorda il passaggio di Amadé e Leopold Mozart (s.p.)


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L'autore: Luisa Sclocchis

Diplomata in Oboe al Conserv. G.B. Martini di Bologna, consegue in seguito il Diploma Accademico di II Livello in Discipline Musicali, Oboe al Conserv. A. Boito di Parma. Presso l'Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Lettere e Filosofia, si laurea in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo indir. Musica. Frequenta un Master post laurea di Alta Professionalizzazione in Management degli Eventi dello Spettacolo, a Firenze. Dal 2010 insegna Organizzazione e Diritto e Legislazione dello Spettacolo Musicale presso il Conservatorio L. Canepa di Sassari. Dal 2011 è Presidente di Euterpe Iniziative Musicali. Ha collaborato con varie Istituzioni Musicali in Italia e non solo, tra cui: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino; Orchestra Mozart; Accademia Nazionale di Santa Cecilia; Cons. della Svizzera Italiana; Orchestra della Svizzera Italiana; Teatro Regio di Parma; Teatro Lirico di Cagliari; Festival MiTo SettembreMusica. Dal febbraio 2015 collabora con Il Corriere Musicale

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