«Fedra» di Paisiello inaugura a Catania


Prima ripresa moderna per l’inaugurazione della stagione del Teatro Bellini, nel bicentenario della morte del compositore. La delicata regìa è stata affidata ad Andrea Cigni


di Santi Calabrò


L‘INTERESSE PER LA COERENZA DRAMMATURGICA dell’insieme è l’ultima preoccupazione per la gran parte degli autori di opere del Settecento, e l’ottimo Giovanni Paisiello non fa eccezione: all’inizio della sua Fedra su libretto dell’abate Luigi Salvioni – erede, con l’interposizione di un’opera di Traetta su testo di Frugoni, dell’Hippolyte et Aricie di Rameau –, Fedra vuole sbarazzarsi di Aricia subito, “a prescindere”, pur non sapendo ancora che il figliastro di cui è invaghita, Ippolito, a sua volta ama proprio Aricia! La ragazza si offrirebbe di morire all’istante, con lodevole disponibilità, ma interviene prontamente Diana, facendo un primo allenamento in vista del suo ruolo finale di Deus ex machina, per preservare l’incolumità della sua pupilla.



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L'autore: Santi Calabrò

Nato a Messina, si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione d'onore, ed ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con 110 e lode. Svolge attività concertistica, tiene concerti-conferenza ed è invitato a convegni musicologici. Critico musicale per dieci anni presso la Gazzetta del Sud, è collaboratore di Amadeus. Pubblica articoli musicologici su riviste specializzate ed è autore di saggi per volumi collettanei. Suona applicando i principi del suo "Tecnica del dito preparato" (Edizioni Leonida, Reggio Calabria 2007), un metodo per pianoforte di impianto e concezione innovativi. Vincitore di concorso nazionale, insegna attualmente presso il Conservatorio di Messina.

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