Martha Argerich a Bologna, mozzafiato quotidiano

La grande pianista torna al Bologna Festival per il Primo concerto di Beethoven: modi sbrigativi alla vista corrispondono, al solito, con l’ispirazione della lettura e il miracoloso atletismo


di Francesco Lora


IL SEMBRARE E L’ESSERE. Districare le due facce è virtuosismo dell’ascolto, soprattutto se al pianoforte siede Martha Argerich. La si è ascoltata, una volta di più nella sua fittissima agenda, al Bologna Festival, Teatro Manzoni, la sera del 6 aprile. In programma, attorno a lei, gli estremi della produzione sinfonica di Mozart: la n. 1 e la n. 41. In programma, ella al centro, il Primo concerto di Beethoven, già nel suo repertorio quand’era bambina. Corte formata dal direttore Gábor Takács-Nagy e dal Manchester Camerata: garrulo il primo nelle esposizioni didascaliche al pubblico, ma anche svelto, brillante e analitico nella conduzione delle musiche; senza strumenti originali la seconda, tuttavia interessata a un’esecuzione storicamente informata, con suono pungente e fraseggi frizzanti (e, curiosità, a maggioranza femminile nelle proprie file).



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L'autore: Francesco Lora

È laureato con lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo, ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali (Università di Bologna). Con Elisabetta Pasquini ha fondato la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (già usciti: L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16). Collabora alla Cambridge Handel Encyclopedia, al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Recenti la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono - Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera. Collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

C'è un commento all'articolo

  1. Mara Marantonio

    Ho avuto la grande gioia di assistere a questo concerto. Martha Argerich, che conosco bene e che avevo visto a Ferrara nel mese di novembre, riesce a commuoverti fin dal momento in cui entra in scena. La capacità di entrare nel brano spontaneo, immediato, di far sua ogni nota ricreandola -lo spartito ce l’ha nella testa e nel cuore, non ha bisogno di leggere- rendono l’esperienza indimenticabile. Tanto più che si tratta del Piano concerto n. 1 di Beethoven, che amo particolarmente e che, se non erro, è l’ultimo che interpretarono insieme lei e Claudio Abbado nell’aprile 2013. Aspetti con gioia la prossima esibizione di questa grande donna e artista e ti senti migliore. Ottima e pieno di verve la Manchester Camerata!

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