«Il Naso», l’attualità dell’avanguardia


In scena a Trento l’opera di Šostakovič tratta da un racconto di Gogol’: satira feroce della società zarista


di Cesare Galla


UN PICCOLO BUROCRATE superficiale e carrierista, un “assessore di collegio”, scopre una mattina di non avere più il naso. Ben presto si rende conto che la sua appendice ha assunto vita propria: gira vestito da “consigliere di Stato”, si fa notare in chiesa e forse per strada, cerca di fuggire all’estero. Diventa quasi un fenomeno mediatico, come si dice ora, che tanti cercano di vedere, senza in realtà riuscirci quasi mai. Apparentemente, qualcuno riesce a catturarlo e a restituirlo al suo legittimo proprietario, ma il naso non vuole più saperne di restare attaccato alla sua faccia e un medico suggerisce all’ormai disperato protagonista di lasciar perdere, di provare a fare qualche soldo vendendolo come reperto. Poi, all’improvviso come se n’era andato, un’altra mattina il naso torna al suo posto e l’assessore di collegio può riprendere a condurre la sua vita, meschino e frivolo come prima.


E soprattutto si afferma in maniera travolgente l’eclettismo stilistico di Šostakovič, che compone una tarsia musicale nella quale antico e moderno si sovrappongono e s’intersecano


Tra i racconti di Gogol’, grande scrittore russo dell’Ottocento, Il naso è uno dei più noti (insieme a Il cappotto): una satira feroce della società zarista, del suo conformismo e della sua la sua ristrettezza e superficialità. È a questo capolavoro del grottesco e dell’allusivo che si rivolse il giovane Šostakovič per la sua prima prova nel campo del teatro musicale, sul finire degli anni Venti. Ne uscì un capolavoro modernista fuori tempo massimo, se così si può dire, che a oltre ottant’anni di distanza (la prima si ebbe nel 1930) mantiene intatto il fascino della sua dirompente carica innovativa e si pone come uno dei documenti più alti e lancinanti (per quello che drammaticamente non poté essere) dell’arte rivoluzionaria russa prima che calasse il buio del formalismo e si affermasse la feroce oppressione stalinista.



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L'autore: Cesare Galla

Scrive di musica dall'età di 20 anni, quando ancora seguiva gli studi musicologici nelle università di Bologna e Venezia, dopo il liceo classico. A 25 è diventato giornalista professionista e ha lavorato al Giornale di Vicenza come redattore, caposervizio e vice caporedattore fino al dicembre del 2014.Si è occupato di cronaca nera e bianca, di politica, di web e mondo digitale e soprattutto di spettacoli e cultura, guidando fino al 2012 le pagine ad essi dedicate. Contemporaneamente, ha sempre svolto la critica musicale, dal 1996 anche sul quotidiano veronese L’Arena. Negli ultimi 40 anni ha recensito migliaia di concerti e centinaia di rappresentazioni operistiche e ha pubblicato alcuni libri (sulle Sinfonie di Beethoven, sulla storia della Società del Quartetto di Vicenza, sul festival Settimane Musicali al teatro Olimpico, sulle rappresentazioni verdiane nel Veneto, raccontate attraverso cinque lustri di recensioni). Oggi collabora da "cronista di musica" e osservatore del mondo della cultura con Il Corriere Musicale e con la testata veneta di informazione online Vvox. Il suo sito personale d'informazione, musicale ma non solo, è www.cesaregalla.it.

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