«Barbiere» a Bologna, economia e talenti


La più popolare tra le opere di Rossini è tornata al Teatro Comunale in un allestimento di compromesso tra austerità e idea teatrale e musicale: nelle due compagnie si distinguono Bordogna, Lupinacci, Prato, Romano e Tittoto


di Francesco Lora foto © Rocco Casaluci


Nella corrente stagione d’opera del Teatro Comunale di Bologna, vistosa è la spaccatura tra il paio di spettacoli diretti da Michele Mariotti, dove non manca lo scialo per i grandi nomi (D’Arcangelo nell’Attila, Flórez nel Werther), e la piccola costellazione degli altri, spesso nemmeno titoli d’opera in senso proprio, dove all’origine di tutto sono la scelta del titolo popolare e la consegna della massima economia. Lo si è visto nella Carmen di marzo: una recensione fortemente negativa, scritta nello stupore di un simile tonfo artistico in una tra le prime fondazioni liriche italiane, è rimasta per compassione, non pubblicata, nell’archivio della Testata. L’informazione riprende dal Barbiere di Siviglia andato in scena per nove serrate recite dal 5 al 15 maggio: uno spettacolo anch’esso limitato dalla scarsezza di mezzi, dalla strettezza di tempi e dalla casualità di ingaggi, ma utile per far tastare il polso al melomane itinerante e per dare conto di qualche nuova leva rossiniana.



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L'autore: Francesco Lora

Si è laureato in D.A.M.S. ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali nell’Università di Bologna; nello stesso ateneo insegna attualmente Storia della Musica (Settecento). Con Elisabetta Pasquini dirige la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2 voll., 2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16; La caduta di Gierusalemme, c.s.). La sua edizione critica dell’opera La rappresaglia di Mercadante (Bologna, Ut Orpheus, c.s.), anch’essa curata con Pasquini, è alla base dello spettacolo che quest’anno inaugurerà il Festival della Valle d’Itria per celebrare i 150 anni dalla morte del compositore. Sue sono la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono - Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Ha collaborato alla Cambridge Handel Encyclopedia e collabora tuttora al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera; collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

C'è un commento all'articolo

  1. Giovanni Neri

    Il Barbiere è opera che dopo la rivisitazione di Abbado non si può più proporre come opera buffonesca. Nell’allestimento bolognese si strizza l’occhio ai gusti più corrivi di un pubblico di bocca buona predisposto per atellane e fescennini e non è certo un Almaviva in veste beatle o Rosina Barbie che possono giustificare una regia e una scenografia da teatro dei burattini. Continua la discesa agli inferi del teatro comunale bolognese, un teatro che nel passato ha saputo proporre grandi realizzazioni come il Faust di Gounod o il Ring degli anni ’90. Malissima tempora….

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