«Madama Butterfly» a Palermo


di Santi Calabrò foto © Rosellina Garbo


Madama Butterfly presenta diversi aspetti adatti a sollecitare le tendenze all’attualizzazione degli elementi narrativi e allo spostamento temporale del contesto originario: alludere al turismo sessuale o riportare a misura odierna il tema dello scontro di civiltà sono sicuramente fra le tentazioni che pungono i registi con ambizioni innovative. Per fortuna si tratta anche di un’opera per buona parte “blindata”, che poco consente alle intenzioni più ardite – quando anche peregrine o fuori luogo – di alterarne il senso. Nel caso della produzione in scena a Palermo, in un nuovo allestimento del Teatro Massimo in coproduzione con il Macerata Opera Festival, il carattere incontrovertibile dell’opera non ha dovuto esercitarsi più di tanto: la regìa di Nicola Berloffa si sostanzia di diverse idee originali, ma lo fa con misura, non arrivando a concepire l’opera come “politica” e riconoscendone in partenza la prevalente – e di fatto inscalfibile – dimensione di dramma psicologico. Col risultato che in certi momenti le peculiarità di questo allestimento quanto a cornice e ad ambientazione scivolano senza disturbare, e in altri lasciano buoni spunti di interazione con la drammaturgìa di Puccini.



Prosegui la lettura di questo articolo o guarda il  contenuto multimediale iscrivendoti al Club dei lettori del Corriere Musicale con un abbonamento Rodolfo, Rodrigo o Conte d'Almaviva 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Santi Calabrò

Nato a Messina, si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione d'onore, ed ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con 110 e lode. Svolge attività concertistica, tiene concerti-conferenza ed è invitato a convegni musicologici. Critico musicale per dieci anni presso la Gazzetta del Sud, è collaboratore di Amadeus. Pubblica articoli musicologici su riviste specializzate ed è autore di saggi per volumi collettanei. Suona applicando i principi del suo "Tecnica del dito preparato" (Edizioni Leonida, Reggio Calabria 2007), un metodo per pianoforte di impianto e concezione innovativi. Vincitore di concorso nazionale, insegna attualmente presso il Conservatorio di Messina.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti