«Giovanna d’Arco» a Parma: quel vecchio libretto zeppo di censure


di Francesco Lora foto © Roberto Ricci


DOPO ESSERE STATA SBALZATA a titolo inaugurale della stagione corrente, alla Scala di Milano, la Giovanna d’Arco di Giuseppe Verdi pare non essere più la stessa. Iperstimata dal compositore, che all’indomani della creazione la riteneva il proprio capolavoro, ha avuto una circolazione limitata anche per difficoltà di allestimento (le situazioni sono talvolta di complessa realizzazione scenica) e di esecuzione (le forze orchestrali devono essere ingenti, la parte protagonistica è oltremodo impervia). Lo spettacolo milanese dello scorso Sant’Ambrogio ha non solo entusiasmato in sé, facendo strame di ogni ostacolo o indugio, ma anche ha attirato l’attenzione generale sul titolo raro, procurandogli una popolarità che – effimera o duratura, comunque effettiva – sarebbe stata prima impensabile. Sotto occhi e orecchi nuovi cade dunque la Giovanna d’Arco ora in scena al Festival Verdi, per quattro recite dal 2 al 20 ottobre nel Teatro Farnese di Parma.



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L'autore: Francesco Lora

È laureato con lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo, ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali (Università di Bologna). Con Elisabetta Pasquini ha fondato la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (già usciti: L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16). Collabora alla Cambridge Handel Encyclopedia, al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Recenti la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono – Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera. Collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

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