La «Bohème» di Ollé-Noseda al Regio di Torino


di Attilio Piovano foto © Ramella


Carlo D’Ormeville: un nome che ai più oggi non dice un bel nulla. Il tizio – in realtà drammaturgo, critico e gazzettiere – è passato alla storia per l’enorme, incredibile gaffe, più ancora, per il madornale abbaglio dopo la première torinese della Bohème la sera del 1° febbraio 1896. Telegrafò infatti al giornale quest’unica, lapidaria stroncatura: «Opera mancata, non farà giro». Figurarsi! Ora, a 120 anni da quella storica prima, al Regio di Torino, per l’apertura della stagione 2016-17, ecco una nuova, giovane edizione di Bohème davvero eccellente, un’edizione ottimamente diretta da Gianandrea Noseda che resterà di certo negli annali: di un nuovo allestimento si tratta (in co-produzione con l’Opera di Roma) con la coerente e intelligente regìa del mago Àlex Ollé, a riprova di come sia possibile ‘attualizzare’ in maniera efficace un capolavoro, senza stravolgerlo e soprattutto senza tradirne affatto il dettato. E non c’è bisogno di ricorrere a nulla di provocatorio come si usa dire, né a stramberie inutili, bastano sensibilità, buon gusto, fantasia e creatività, nel rispetto della partitura. E il successo di pubblico ha ripagato un protratto, minuzioso ed accurato lavoro da parte di tutte le maestranze del Regio, una festa grande per il Teatro, la sera del 12 ottobre 2016 e un pubblico internazionale che gremiva la sala. Per inciso, ma è un dettaglio niente affatto secondario, l’opera – in cartellone per nove recite sino al 23 ottobre – a partire da venerdì 21 ottobre sarà in streaming gratuito su www.theoperaplatform.eu per sei mesi, un bel traguardo (unico ente lirico in Italia) per la Fondazione lirica torinese di cui tutti vanno giustamente orgogliosi.



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