«Jenůfa»: speranze e pioggia d’oro a Palermo


Al Teatro Massimo applausi e commozione per la messinscena firmata da Robert Carsen e sostenuta da un ottimo cast vocale


di Santi Calabrò


Mai sulla scena dell’opera appare un personaggio più incline al perdono di Jenůfa: persino lo Stiffelio verdiano nel confronto con l’eroina di Janáček risulta un principiante. Apparentemente smodata, la clemenza di Jenůfa si incardina nell’ethos dell’azione operistica e ne costituisce la chiave di volta. In colpa dall’inizio – incinta e non sposata – Jenůfa è tutta presa dal flusso vitale del suo primo amore per il fatuo Steva: la “perdonite” è l’altra faccia della sua innocenza di fondo, e infatti diversamente dagli altri personaggi non conosce i tormenti del pentimento, se pure accetta da vittima sacrificale le conseguenze dei contrasti tra i suoi sentimenti e l’ordine morale, sociale, religioso.



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L'autore: Santi Calabrò

Nato a Messina, si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione d'onore, ed ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con 110 e lode. Svolge attività concertistica, tiene concerti-conferenza ed è invitato a convegni musicologici. Critico musicale per dieci anni presso la Gazzetta del Sud, è collaboratore di Amadeus. Pubblica articoli musicologici su riviste specializzate ed è autore di saggi per volumi collettanei. Suona applicando i principi del suo "Tecnica del dito preparato" (Edizioni Leonida, Reggio Calabria 2007), un metodo per pianoforte di impianto e concezione innovativi. Vincitore di concorso nazionale, insegna attualmente presso il Conservatorio di Messina.

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