Héroïnes Haendéliennes, Cecilia Bartoli a Parigi


di Ilaria Badino foto © Weber


L’ultimo concerto che Cecilia Bartoli ha portato sulle assi dell’a lei caro Théâtre des Champs-Élysées non s’è certo profilato nelle forme e nei modi consueti che questo termine in genere designa nel mondo della musica classica. Vedremo poco a poco perché. La prima cosa che fa piacere notare è come la compagine che l’ha accompagnata, quella dei Musiciens du Prince-Monaco, annoveri un elevato numero di strumentiste donne anche non più di verdissima età. Il brano orchestrale introduttivo allo spettacolo – perché di un vero e proprio one-woman-show più che di un semplice concerto s’è trattato –, l’«Arrivo della regina di Saba» dall’oratorio Solomon, è già in parte esemplificativo dei pregi e dei difetti di questo ensemble autodiretto.

Le sonorità fluiscono morbide, senza gli strappi a volte troppo aggressivi e clangorosi di molte orchestre barocche nello sforzo di evidenziare la contrapposizione tra blocchi in piano ed in forte; scopriremo poi, con l’avanzare del programma, l’eccellenza assoluta di svariati solisti (l’oboista Pier Luigi Fabretti, il flautista Jean-Marc Goujon ed il trombettista di cui purtroppo non viene fornito il nome in brochure). Un approccio così pacato sembra però in questo caso anche indice di un’identità musicale non del tutto definita, di una levigatezza che diventa talvolta fin troppo cedevole ed anonima. Vedremo quali frutti saprà maturare questa squadra di recentissima formazione in seguito alle prossime, numerose, occasioni di esibirsi sotto la sapiente guida di bacchette esperte.



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L'autore: Ilaria Badino

Laureata in Storia della Musica con una tesi di prassi esecutiva sull'Otello rossiniano, diplomata in Management per lo Spettacolo presso la SDA Bocconi, autrice di testi e presentatrice per il canale satellitare Classica, collabora come critico musicale per le riviste MUSICA, Il Corriere Musicale e per la Radio Svizzera Italiana.

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