Macbeth a Palermo


di Monika Prusak foto © Franco Lannino


Segnato da cruda carnalità, il Macbeth verdiano apre la Stagione 2017 del Teatro Massimo di Palermo in coproduzione con il Teatro Regio di Torino e il Macerata Opera Festival. La regista Emma Dante copre il palcoscenico con un lenzuolo gigante macchiato di rosso, che sputa e inghiotte personaggi: dalle protagoniste indiscusse, le Streghe, allo stesso Macbeth, che si presenta in scena su uno scheletro di cavallo. Il telo insanguinato fa da sottofondo all’orgia iniziale tra streghe e satiri, con gravidanze e successivi parti, anch’essi colmi di sangue e dolore. La regista identifica così «un’opera grande» delle streghe con la procreazione, ottenuta attraverso una carnalità pressoché animalesca e straziante al confine tra il piacere e la sofferenza. Quello delle streghe umanoidi dalla gestualità primordiale è quindi un mondo di vita e continuità, messo a confronto con il “mondaccio” umano che oscilla tra morte e follia.



Prosegui la lettura di questo articolo o guarda il  contenuto multimediale iscrivendoti al Club dei lettori del Corriere Musicale con un abbonamento Rodolfo, Rodrigo o Conte d'Almaviva 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Monika Prusak

Musicista e musicologa, attualmente dottoranda di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso Sapienza - Università di Roma. Ha al suo attivo collaborazioni con Il Giornale della Musica, il Teatro Massimo di Palermo, MF Sicilia e l'Associazione De Musica di Varsavia.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti