Bologna, il Ratto mozartiano, la politica


di Giampiero Cane


Bologna è un grosso borgo d’impianto romano, naturalmente evolutosi un poco nel tempo, che sembra oggi indirizzato alla ricerca della propria possibile omogeneità al livello più basso possibile. Anche se non ha molte probabilità di superare la Capitale qual è oggi, insomma ci prova, ma più per scemenza che con intelligenza criminale. Anche se non pare poter raggiungere in un futuro vicino lo sfascio di Roma, sporcizia, puzza e delinquenza la fanno da padroni in una realtà che un mezzo secolo fa ancora stentava assai a produrre notizie di “nera” e il Carlino, il foglio locale poi fusosi e trasformatosi un poco, ancora ai tempi in cui ne reggeva le redini Spadolini pare soffrisse del fatto che suoi redattori attendessero inutilmente le 23 o la mezzanotte per “chiudere”, sperando che un qualche scaldaletto sadico desse una botta di adrenalina a giornalisti che soggiornavano chiacchierando in attesa di andare a cena da Rodrigo, dove si sarebbero incontrati, cosa che accadeva spesso, con qualcuno del’Avvenire, l’altro giornale stampato in città, la voce dell’autorità religiosa spesso gauchista un po’ più del giornale della confagricoltura liberale.



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L'autore: Giampiero Cane

Dagli anni Sessanta critico musicale per quotidiani e riviste, collabora ancora oggi con il manifesto. Ha insegnato nell’Università di Bologna, avendo la cattedra di Civiltà musicale afro americana, ma coprendo per sei anni anche l’insegnamento di Storia della musica moderna e contemporanea. È autore di alcuni libri, tra io quali si possono ricordare Tre deformazioni dolorose: Sade, Rossini, Leopardi, Canto nero (sul free jazz), MonkCage (sul Novecento musicale Usa), e Confusa-mente il Novecento.

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