Bologna: un’Entführung senza scandalo

Il Singspiel di Mozart (Il ratto dal serraglio) ha inaugurato la stagione del Teatro Comunale: uno spettacolo privo dell’attesa audacia teatrale e con una lettura musicale modesta


di Francesco Lora


Nelle intenzioni di chi l’ha apparecchiato doveva essere uno spettacolo con sfida, botto, brivido, dibattito e scandalo, utile a spostare l’attenzione del pubblico internazionale sul Teatro Comunale di Bologna e sull’inaugurazione della sua stagione d’opera 2017. Ma lo spirito dell’inaugurazione, con i grandi interpreti e il pubblico che conta, era già stato accaparrato dal lussuoso Werther di dicembre; e la prima recita, il 20 gennaio, ha dovuto vedersela con la carrellata di eventi sovrapposti nella stessa data in giro per l’Italia, prepotenti nello sparpagliare altrove l’uditorio d’avanguardia: il ritorno di Riccardo Muti al Teatro alla Scala, nonché i debutti del Faust a Firenze, del Falstaff a Genova e del Tannhäuser a Venezia. Quand’anche non vi fosse stata questa concorrenza, l’Entführung aus dem Serail di Mozart qui in oggetto sarebbe peraltro rimasta un topolino partorito dalla montagna. Molto clamore è stato preparato circa l’allestimento con regìa di Martin Kušej, scene di Annette Murschetz, costumi di Heide Kastler e luci di Reinhard Traub: uno spettacolo proveniente dal Festival di Aix-en-Provence, destinato alla ripresa in quello di Brema e finora edulcorato in séguito ai recenti attentati terroristici in Francia.



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L'autore: Francesco Lora

È laureato con lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo, ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali (Università di Bologna). Con Elisabetta Pasquini ha fondato la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (già usciti: L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16). Collabora alla Cambridge Handel Encyclopedia, al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Recenti la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono – Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera. Collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

C'è un commento all'articolo

  1. Giovanni Neri

    Non so a quale replica Lora abbia assistito. L’unica nella quale i fischi e i buuh sonon stati contenuti è stata la “prima” nella quale tradizionalmente il pubblico è più interessato a “mirare e essere mirato” che ad ascoltare l’opera. Ha ragione Cane quando parla di uno scempio vergognoso in cui è mancata la provocazione ma in compenso l’ha fatta da padrone la noia. Queste regie andrebbero valutate per quelle che sono: il frutto malato di un decerebrato. L’ennesima prova negativa di un teatro inesorabilmente avviato a un inarrestabile declino

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