La traviata di Pontiggia e Sagripanti a Palermo


di Santi Calabrò foto © Rosellina Garbo


SCENE E ABITI BORGHESI di metà Ottocento costituiscono una scelta corretta per La traviata non solo in senso filologico, ma in quanto possono sottilmente alludere al sistema di valori morali e sociali proprio a Germont padre, che è una componente così importante dell’intreccio. Anche un’ambientazione in stile Liberty, tuttavia, è da accogliere con favore: perché l’eleganza si addice all’opera di Verdi e perché alleggerisce l’orizzonte, evocando un quadro morale più indefinito o perlomeno l’allentamento di vincoli e tabù oppressivi. E se le vicende della vita di una cocotte diventano l’occasione per sviluppare il dramma di una delle eroine più commoventi che abbiano mai calcato la scena dell’opera, c’è sicuramente da dubitare del peso che la fabula fornita dalla fonte letteraria di Dumas assume nella Traviata; un ethos perbenista, determinante in quanto motore del dramma, non acquista nell’opera alcuna reale plasticità in quanto sentimento e non può minimamente scalfire la centralità delle vicissitudini interiori della protagonista.



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L'autore: Santi Calabrò

Nato a Messina, si è diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore, ed ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con 110 e lode. Svolge attività concertistica, tiene concerti-conferenza ed è invitato a convegni musicologici. Critico musicale per dieci anni presso la Gazzetta del Sud, è collaboratore di Amadeus. Pubblica articoli musicologici su riviste specializzate ed è autore di saggi per volumi collettanei. Suona applicando i principi del suo “Tecnica del dito preparato” (Edizioni Leonida, Reggio Calabria 2007), un metodo per pianoforte di impianto e concezione innovativi. Vincitore di concorso nazionale, insegna attualmente presso il Conservatorio di Messina.

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