Salome a Catania, le geometrie di Pierluigi Pizzi


di Santi Calabrò foto © Giacomo Orlando


«Aber ein Wurf, ein Wurf…» (Ma che mira, che mira…) esclama Adrian Leverkühn, protagonista del Doctor Faustus manniano, a proposito della Salome di Richard Strauss: opera capace di imporsi come un grande successo di pubblico pur assumendo connotazioni estetiche molto aggiornate quanto a soggetto, drammaturgia, linguaggio musicale. Modernismo e successo eclatante non sempre si accoppiano (la storia della musica del Novecento racconta a tale proposito più divorzi che matrimoni); ma quando va bene – a Strauss andò talmente bene che, come ammise, con la Salome poté permettersi la sua villa di Garmisch – la “buona mira creativa” produce un capolavoro insieme inaudito e già votato alla classicità. Per la nuova produzione della Salome a Catania, tuttavia, la “precisione” che subito si impone grazie alle geometrie volute da Pierluigi Pizzi (che firma regìa, scene, costumi) va ben oltre quella di un’opera che mescola con sapienza le sue componenti: nella sua perfetta rotondità la sfera lunare, al centro della scena, è esattamente corrispondente alla buca sottostante che rappresenta il carcere in cui è racchiuso il Battista.



Prosegui la lettura di questo articolo o guarda il  contenuto multimediale iscrivendoti al Club dei lettori del Corriere Musicale con un abbonamento Rodolfo, Rodrigo o Conte d'Almaviva 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Santi Calabrò

Pianista e musicologo, suona per prestigiose istituzioni, tiene concerti-conferenza e partecipa a convegni in Italia e all’estero. Nelle ultime stagioni ha eseguito con successo diversi concerti per pianoforte e orchestra in Italia, Romania, Ucraina, Bulgaria, e ha tenuto recital e masterclass in varie città italiane ed europee. Svolge attività di critico musicale, pubblica articoli su riviste specializzate ed è autore di saggi per volumi collettanei; si occupa di analisi musicale, drammaturgia musicale, analisi dell’interpretazione, metodologia della tecnica pianistica. Fra i saggi recenti: Tra classicità e teoria degli affetti: Lili Kraus interprete di Mozart (nell’Ebook Punti e contrappunti), La lezione metodologica hegeliana e il “dramma” tonale del sonatismo classico (nel volume Il lamento dell’ideale. Beethoven e la filosofia hegeliana, Eut, Trieste), Artur Schnabel and the Harmonic Functions (nel volume Performance Analysis: a Bridge Between Theory And Interpretation - Cambridge Scholars Publishing), Trasmutazione di un archetipo e sue conseguenze nel I movimento della Sonata op. 110 di Beethoven (Rivista di Analisi e Teoria Musicale). Vincitore di concorso nazionale, insegna presso il Conservatorio di Messina.

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti