Monteverdi da favola con Eliot Gardiner a Venezia


di Stefano Cascioli foto © Michele Crosera


Sono numerosi gli eventi che si susseguono in ogni parte del mondo, per celebrare a dovere l’anniversario di Claudio Monteverdi. A 450 anni dalla nascita del sommo maestro, il Teatro La Fenice non poteva non omaggiare una figura così importante per la storia, musicale e non, della Serenissima. Già la proposta di rappresentare, in soli tre giorni, l’integrale delle opere di Monteverdi sino a noi pervenute (L’Orfeo, Il ritorno di Ulisse in patria, L’incoronazione di Poppea), a pochi passi di distanza da quella celebre Basilica in cui è stato per trent’anni maestro di cappella, si presentava ambiziosa. Se poi aggiungiamo che l’arduo compito sia stato affidato alle esperte, per non dire epiche mani di Sir John Eliot Gardiner, l’evento si è arricchito di un’aura ancor più profonda e affascinante. Non tanto per il carisma direttoriale, quanto per la figura che Gardiner rappresenta nel campo della musicologia e della filologia. Più di altri è stato lui, da decenni ormai, assieme ai suoi ensemble in ambo i sensi storici, lo strumentale English Baroque Soloists e il vocale Monteverdi Choir, ad aver contribuito in modo decisivo a quella “Monteverdi renaissance”, grazie a cui il genio di Cremona, al quale dobbiamo la nascita dell’opera lirica, è universalmente riconosciuto.



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L'autore: Stefano Cascioli

Laureato in violino (109) e composizione (110 e lode) presso il Conservatorio di Udine, Stefano Cascioli inizia precocemente gli studi musicali partendo dal pianoforte, di cui attualmente frequenta il biennio specialistico a Trieste. Premiato in numerosi concorsi nazionali ed internazionali, sotto la guida di Luisa Scattarregia prima e Massimo Gon poi, ha partecipato a numerose masterclasses con i maestri Andrea Carcano, Massimo Gon, Aldo Ciccolini e Paul Badura-Skoda, inoltre ha seguito nel 2014 i corsi tenuti da Robert Levin presso il Mozarteum di Salisburgo. Per il violino, deve la sua formazione ai maestri Annalisa Clemente, Helfried Fister, Stefano Furini e a Diana Mustea, con cui si è laureato. Parallelamente, si è dedicato allo studio del violino barocco e della prassi esecutiva filologica, seguendo i corsi tenuti da Enrico Onofri, Elisa Citterio ed Enrico Gatti.

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