Vilnius, gli ottant’anni anni di Osvaldas Balakauskas


Tra prime esecuzioni ed interpretazioni di lavori di Justė Janulytė spicca l’omaggio al padre del modernismo musicale in Lituania


di Gianluigi Mattietti


Il FESTIVAL DI VILNIUS si è aperto quest’anno con un applauditissimo concerto di arie d’opera di Elīna Garanča, con L’Orchestra sinfonica nazionale lituana diretta da Karel Mark Chichon. Una vera primadonna. Alte due primedonne, Eglė Šidlauskaitė e Viktorija Miškūnaitė, poco note fuori dai confini della Lituania, hanno illuminato l’allestimento di Capuleti e Montecchi, uno degli appuntamenti clou della rassegna. Niente di edulcorato e romantico nella regìa di Vincent Boussard (ripresa da Monaco e San Francisco). Niente suggeriva l’innocenza e la spensieratezza dei due giovani amanti, manca a ogni riferimento storico e anche il colore locale delle calzamaglie e delle maniche e sbuffo. Era piuttosto una regìa “dark”, dove Romeo e Giulietta apparivano come protagonisti cupi, fragili, tormentati, di un teatro interiore, per niente realistico, circondati da personaggi ostili. Due figure esangui, che non entravano mai in contatto tra loro, che sembravano muoversi in due universi paralleli, come se una forza misteriosa li tenesse sempre a distanza. E solo alla fine, uniti dalla morte, si incamminavano mano nella mano come in una ieratica processione. Le scene di Vincent Lemaire disegnavano uno spazio astratto, chiuso da due grandi pareti e un lavandino (al posto del balcone) sul quale saliva Giulietta, scalza, in sottoveste, disfatasi del suo abito da sposa, protratta verso due sculture che pendevano dall’alto, come angeli dell’amore. Poi una lunga scalinata che saliva all’infinito e scendeva sotto il palcoscenico, percorsa dal coro che scandiva, con passi pesanti e ritmati, quasi una marcia funebre. Chiudeva il boccascena un’enorme cornice, sulla quale camminava instabile Giulietta, come in bilico tra la vita e la morte. Le luci dal basso proiettavano anche un gioco di ombre sulle pareti, come di fantasmi, e i bei costumi di Christian Lacroix aggiungevano un tocco sofisticato e sinistro allo spettacolo. Il mezzosoprano Eglė Šidlauskaitė (che ha studiato anche al Conservatorio di Milano) era un Romeo dal timbro ambrato, dall’emissione omogenea, con un’eccellente tecnica vocale e grande carattere.



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L'autore: Gianluigi Mattietti

Docente di Storia della musica all'Università di Cagliari, autore di saggi e studi sulla musica del Novecento e contemporanea, collabora come critico musicale con le riviste Amadeus, The Classic Voice, Musica, Il Giornale della Musica, Golem informazione, Il Corriere Musicale.

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