A Midsummer Night’s Dream di Britten a Palermo


di Monika Prusak foto © Rosellina Garbo


Uno spettacolo brillante con un cast affiatatissmo, il Midsummer Night’s Dream di Britten, è andato in scena al Teatro Massimo di Palermo con l’allestimento del Palau del les Arts Reina Sofia di Valencia dell’anno scorso. La regia di Paul Curran che ne ha curato anche le scene, è stata ripresa da Allex Aguilera Cabrera, mentre le luci ideate da David Martin Jacques, sono state affidate a Palermo a Salvatore Spataro. I costumi di Gabriella Ingram e le coreografie di Carmen Marcuccio confermano uno staff preparato ed efficace, che ha prodotto insieme un’opera di piacevole e coinvolgente struttura.

La musica di Britten è ricca di sorprese sonore che necessitano di essere meticolosamente ricercate e trasmesse, per permettere di ammirare appieno la complessità della partitura, di modo che risulti lineare e immediata all’orecchio dello spettatore. Daniel Cohen alla guida dell’Orchestra del Teatro Massimo è pacato e fermo, mentre riesce a meravigliare con timbri e sonorità da mille sfumature. La chiarezza e la prontezza del gesto sono indispensabili anche ai solisti, garantendo un’esecuzione precisa anche nei momenti di maggiore fatica.

Non delude la scelta del cast, che propone un gruppo di artisti giovani e di ottima preparazione vocale e scenica. Imbattibile l’Oberon di Lawrence Zazzo fa tornare in mente la vocalità di Alfred Deller – il controtenore per il quale il ruolo fu scritto originariamente – aggiungendo al personaggio una notevole scioltezza scenica. Divertente e profondo allo stesso tempo il Bottom di Zachary Altman, fa capo a un gruppo teatrale improvvisato tra i dipendenti del sito archeologico di un tempio greco dove si svolge l’azione. Insieme ai compagni, Flute (Keith Jameson), Snout (William Ferguson), Quince (Jonathan Lemalu), Snug (Sion Goronwy) e Starveling (Michael Borth), formano un sestetto unito e spassoso, che oltre a presentare vocalità importanti, si lascia andare a delle gags irresistibili. Tra i rimanenti ruoli maschili spicca Demetrius di Szymon Komasa, per il timbro profondo e velato della voce e per la presenza scenica. Sono stati ben affidati anche i ruoli di Lysander e Theseus, rispettivamente a Mark Milhofer e Michael Samuel, che, tuttavia, rimangono oscurati dal resto del cast maschile. Una nota a parte va a Puck interpretato dal ballerino Chris Agius Darmanin, dotato di una incredibile abilità fisica, che ha dato una prova efficace di recitazione shakespeariana di un ruolo prettamente parlato.

Tra le donne la più importante è Tytania, interpretata da Jennifer O’Loughlin, voce piuttosto vibrata che, tuttavia, si adatta perfettamente al ruolo. Helena di Leah Partridge e Hermia di Gabriella Sborgi, entrambe dotate di vocalità suadenti, propongono un notevole sviluppo dei relativi personaggi: da donne sottomesse e cecamente innamorate ad amiche in preda alla rabbia per la confusione creata dal fiore magico e lontane dai loro uomini. Risulta meno presente Hippolyta di Leah-Marian Jones, probabilmente a causa delle dimensioni ridotte e del carattere del personaggio. Non passano inosservate le tre ragazze del Coro di voci bianche del Teatro Massimo, che impersonano tre fate: Emanuela Ciminna in Cobweb, Giulia Nicoletti in Mustardseed e Federica Quattrocchi in Peaseblossom. Le voci dolci e perfettamente intonate creano un’atmosfera sognante ed eterea, rafforzata dai costumi di Ingram e dalle luci meravigliose di Jacques/Spataro. Tra le tre giovani artiste, Emanuela Ciminna spicca per le eccezionali qualità vocali di timbro e precisione. Un elogio va al lavoro che il direttore di Coro di voci bianche, Salvatore Punturo, svolge con i ragazzi, che anche questa volta hanno confermato la loro eccellente preparazione e presenza scenica. Una nota dolente, invece, va al pubblico della platea palermitana, che inspiegabilmente lascia la sala durante lo spettacolo e durante gli applausi finali.


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L'autore: Monika Prusak

Musicista e musicologa, dottoranda di ricerca in Storia e analisi delle culture musicali presso Sapienza - Università di Roma, docente. Ha al suo attivo collaborazioni con Il Giornale della Musica, il Teatro Massimo di Palermo, l'Opera Wroclawska, l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l'Associazione De Musica di Varsavia e l'Istituto Polacco di Roma.

C'è un commento all'articolo

  1. Salvatore da Palermo

    Per quanto riguarda l’abitudine del “pubblico” palermitano che lascia la sala durante lo spettacolo, a pochi minuti dalla fine (per potere uscire subito, andarsi a prendere la macchina ed evitare l’assembramento attorno al Teatro) o all’inizio degli applausi (tanto non gli interesse rendere merito a chi si è impegnato nel proprio lavoro – cantanti e tutto il personale coinvolto nello spettacolo), c’ da dire una sola cosa: al palermitano non interessa l’opera ma soltanto farsi vedere che va a teatro. Il 99% dei casi non capisce quello che vede.
    Comunque l’opera l’ho seguita alla radio, l’ho vista in TV grazie a RAI 5 e questa sera, 22 settembre, andrò a vederla a Teatro in quanto abbonato alla stagione. Uno spettacolo degno di essere visto.

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