Christoph Prégardien, Weihnachtsoratorium di Bach a Torino


di Attilio Piovano foto © Pasquale Juzzolino


Serata di spicco al Lingotto di Torino, a ridosso del Natale, la sera di martedì 19 dicembre scorso: in programma il toccante Weihnachtsoratorium BWV 248 (Oratorio di Natale), capolavoro assoluto di Johann Sebastian Bach. Ed è stata un’occasione davvero unica e preziosa per ascoltare questo singolare ‘monumentum’ alla spiritualità luterana (e non solo). Non accade di frequente infatti – merita rimarcarlo – che un tale capolavoro venga proposto esattamente in coincidenza con i tempi liturgici. A Torino, onore del merito, è accaduto grazie all’accorta programmazione dei concerti di Lingotto Musica, per l’appunto. A interpretarlo un pool di scelti solisti con l’ensemble specialistico Le Concert Lorrain ed il Dresdner Kammerchor, guidati dalla mano esperta di Christoph Prégardien.

Di esecuzione non integrale, si è trattato, limitata dunque alla prima, quarta, quinta e sesta parte, come del resto è ormai abitudine nella prassi concertistica. Come noto, il testo bachiano s’intitola Oratorio di Natale, benché si tratti più propriamente e più ampiamente di un Oratorio incentrato sull’intero Tempo del Natale, e dunque protratto sino alla festività dell’Epifania che conclude il periodo natalizio. Che sarebbe stata un’interpretazione di lusso, foriera di emozioni, lo si è compreso fin dallo sfolgorio del vasto e pimpante coro d’esordio «Jauchzet, frohlocket» (Gioite, esultate) affrontato con scioltezza e souplesse, brano al quale Prégardien ha imposto tempi ad essere sinceri fin troppo rapidi, evitando pur tuttavia il rischio di una interpretazione per così dire nevrotica se non addirittura delirante come oggi va purtroppo sempre più di moda presso certi sedicenti barocchisti doc; saggiamente Prégardien ha saputo mantenere infatti una chiarezza di fraseggi e di articolazione ammirevoli che si sono ben riverberate sull’esecuzione. Stupenda è apparsa la compagine corale, per coesione e bellezza di suono davvero ‘fuso’ come un unico strumento, ottima l’orchestra dal corretto organico cameristico e dall’innegabile appropriatezza stilistica (con trombe naturali di alto livello per precisione e bellezza di suono), ottima poi la sezione dei legni, bene dunque gli oboi naturali – ammiratissima l’interprete del primo oboe, anche se dalla sonorità talora un po’ chioccia – apprezzati i flauti (ancorché talora poco udibili) e così pure il fagotto;  sincero entusiasmo ha destato il violoncello impegnato nelle parti concertanti, ma soprattutto nel sostegno dei recitativi, in veste di basso continuo.

Molti i tratti emozionanti. Tra i passi davvero ‘alti’ l’esordio della IV parte “Per il primo giorno dell’anno” col meraviglioso coro «Fallt mit Danken» (Prosternatevi con gratitudine), coro  dall’andamento in sei ottavi, ad evocare ambientazioni pastorali, al quale si è aggiunta la sonorità dei corni naturali (per la verità apparsi non sempre impeccabili). E ancora: forti emozioni – si può ben dire – abbiamo provato dinanzi al coro d’esordio della VI parte “Per la festa dell’Epifania”, col magniloquente e spettacolare pulsare dei timpani e lo squillo argentino delle trombe a suggerire la regalità, ma soprattutto ammirevole è parsa la chiarezza del sublime fugato. Il coro, poi ancora, come ovvio, è stato il vero protagonista dei molti Corali,  irrinunciabile pilastro, si sa, nella concezione luterana della Kirchenmusik. E allora ecco ad esempio il commovente Corale al n. 59 «Sono qui davanti alla tua culla» dal quale si sprigiona una sorta di attonito e ingenuo stupore e così pure da segnalare l’efficacissima resa dell’ampio ed efflorescente Corale ornato che chiude l’opera, una vera gioia per le orecchie e per lo spirito (beninteso, non solamente per coloro che si dicono credenti).

Quanto alle voci soliste impegnate nei recitativi, ma soprattutto nelle arie, quasi sempre con strumenti in veste concertante, occorre operare alcuni doverosi distinguo; e allora, molto bene il basso Peter Kooij, per sicurezza, emissione, raffinatezza ed eleganza; bene poi anche il soprano Joanne Lunn, nonostante qualche eccesso di lirismo e certi passaggi  affrontati con un’allure sinceramente più operistica che da oratorio bachiano, ammirata nell’aria in eco «Mio Salvatore»; voce piccola quella del contralto Margot Oitzinger (incinta, e allora ecco forse qualche problema di respirazione, col diaframma verosimilmente compresso), laddove vistose perplessità ha destato invece il tenore Markus Schäfer dalle frequenti intemperanze, pur dotato di buona tecnica, ma certi apici dinamici erano davvero fuori stile (ad esempio nell’aria brillante «Voglio vivere solo per glorificarti») e a nostro avviso del tutto inopportuni. Lo squilibrio tra le voci è emerso in maniera lampante nel terzetto n. 51.  Ciò nonostante, lo si anticipava in apertura, nel complesso di esecuzione assai valida e – soprattutto – emozionante si è trattato.

Un ultimo plauso va ancora allo strepitoso Coro di Dresda – del quale conserveremo a lungo un gradito ricordo – per l’intervento conciso ed efficacissimo (quasi coro turba, come si usa dire nel caso delle Passioni) al n. 45, laddove si narra con una immediatezza drammaturgica quasi teatrale della comparsa dei Magi, così pure indimenticabile il saettare degli archi a rendere l’inquietudine e la cattiveria di Erode.  Ma non sono che due ulteriori esempi: ed è soltanto per ragioni di spazio e per non tediare ulteriormente il lettore – addentrandosi in faccende troppo tecniche –  che omettiamo tutta una serie di positive osservazioni pur annotate scrupolosamente durante l’esecuzione: salutata non a caso da convinti e protratti applausi nonostante il pubblico risultasse colpevolmente un poco più scarso del solito, forse in parte distratto dalla frenesia di cene e impegni mondani  pre natalizi. E pazienza per chi ha perduto un’occasione preziosa per ripercorrere la partitura di questo singolare capolavoro.     


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L'autore: Attilio Piovano

Attilio Piovano (Torino, 1958), musicologo e scrittore, ha pubblicato Invito all’ascolto di Ravel (Mursia 1995), i racconti musicali La stella amica (Daniela Piazza 2002) e Il segreto di Stravinskij (Riccadonna 2006), i romanzi L’Aprilia blu (Daniela Piazza 2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (rueBallu 2009, prefazione di Uto Ughi). In preparazione una nuova raccolta di racconti musicali. Laurea in Lettere, studi in Composizione, diploma in Pianoforte, in Musica corale e Direzione di Coro, è autore di contributi, specie sulla musica di primo Novecento, apparsi in volumi miscellanei, atti di convegni e su rivista. Saggista e conferenziere, ha collaborato con La Scala, la RAI, il Festival MiTo, lo Stresa Festival, La Fenice, l’Opera di Roma, il Teatro Lirico di Cagliari, l’Unione Musicale, il Teatro Regio, il Politecnico di Torino e con varie altre istituzioni. Corrispondente del «Corriere del Teatro», scrive per «Torinosette», magazine de «La Stampa», ha collaborato con «Amadeus», scrive inoltre per «La Voce del Popolo» (da 24 anni) ed esercita la critica su più testate. Docente di Storia ed Estetica della Musica (dal 1986, presso vari Conservatori), dal 1991 a tutt’oggi è titolare di tale disciplina presso il Conservatorio ‘G. Cantelli’ di Novara dove è inoltre incaricato dell’insegnamento di Musica sacra moderna e contemporanea (Analisi delle forme compositive) nell’ambito del Corso biennale di Diploma Accademico in Discipline Musicali (Musica sacra) attivato a partire dall’a.a. 2008/2009 in collaborazione con il Pontificio Ateneo di Musica Sacra in Roma. A partire dall'anno accademico 2012-2013 tiene un corso monografico su «Architettura, Scenografia e Musica» presso il Dipartimento di Architettura & Design del Politecnico di Torino (in collaborazione con Fondazione Teatro Regio: workshop specialistico destinato al Corso di Laurea Magistrale). È stato Direttore Artistico dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Da 37 anni (dal 1976 a tutt’oggi) è organista presso la Cappella Esterna dell’Istituto Internazionale ‘Don Bosco’, Pontificia Università Salesiana (UPS), sezione di Torino. È citato nel «Dizionario di Musica Classica» a cura di Piero Mioli, BUR, Milano (2006), che gli dedica una ‘voce’ specifica (vol. II, p. 1414).

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