Daniel Barenboim (con altri) rinuncia al premio Echo Klassik 2018


di Maria Severini


Da poche ore circola ormai senza sosta tra i media tedeschi la comunicazione rilasciata da Daniel Barenboim sulla sua rinuncia del premio Echo 2018. Da giorni nel clima culturale d’oltralpe si discute infatti sulla legittimazione della premiazione del gruppo rap Kollegah und Farid Bang, assegnatari anch’essi di un riconoscimento agli Echo 2018, incriminati di scrivere testi antisemiti, omofobi e contro le donne. Alcune delle frasi delle loro canzoni non lasciano margine di interpretazione: «Il mio corpo è più definito dei detenuti di Auschwitz» e «fate un altro Olocausto, continuate con i Molotov».

È la Staatsoper Unter den Linden che ha dato spazio alle parole del suo direttore a mezzo di comunicato stampa, parole che ormai rimbalzano in tutti i media tedeschi: «Ho seguito con grande costernazione la discussione sul premio ECHO per un album rap i cui testi sono chiaramente antisemiti, contro le donne,  omofobi e in genere disumani. In quanto ebreo che da molti anni ama vivere in Germania e considera la libertà nelle arti un bene prezioso, ero particolarmente preoccupato per il dibattito e aspettavo anche di vedere se i responsabili avrebbero reagito in modo adeguato». E continua: «La libertà di espressione e la libertà nelle arti sono tra le conquiste e i valori più importanti di una società democratica e aperta. Ma con ogni libertà c’è una responsabilità: la nostra responsabilità di usare le libertà ottenute in modo tale che anche la libertà di ogni altra persona e di ogni altro modo diverso di pensare possa esistere – così come la responsabilità di rispettare e rispettare gli altri nella loro dignità. Questa convinzione è al centro del mio pensiero come persona e del mio lavoro di artista da molti anni».

Il suo rifiuto è un gesto forte di protesta, ma non è un caso isolato: diversi vincitori ECHO infatti, hanno restituito il loro premio prendendo una posizione netta, come per esempio la Staatskapelle Dresden, Christian Thielemann. In aggiunta uno degli sponsor, il produttore di succhi Voelkel, ha ritirato il proprio sostegno alla serata di gala. Thielemann ha dichiarato durante il fine settimana scorso a Die Welt: «Vogliamo dimostrare che non vogliamo essere in linea con persone come Kollegah».

Sostegno e appoggio arriva prontamente anche dal Comitato internazionale Auschwitz che commenta come quanto accaduto sia «uno schiaffo in faccia per tutti i sopravvissuti all’Olocausto e un avvenimento scandaloso per tutta la Germania». L’emittente radiofonica tedesca Rbb sostiene che «L’Associazione Federale dell’Industria Musicale, che assegna i premi, sta valutando cambiamenti fondamentali nella nomina e nella premiazione». 


© RIPRODUZIONE RISERVATA

L'autore: Maria Severini

Nata a Ferrara si trasferisce nella città di Stradivari, a Cremona, dove studia alla Facoltà di Musicologia. Si sposta a Berlino nel 2010 per fare ricerca e scrivere la tesi di laurea specialistica in Estetica Musicale su Carl Stumpf, musicologo tedesco di inizio Novecento, e sulle sue indagini sulle origini della musica. Ha lavorato come ufficio stampa di alcuni festival, collabora nella sezione musicale di un web magazine italo-berlinese e lavora come addetto stampa in un'agenzia di Berlino che si occupa di musica classica. Da febbraio 2015 collabora con Il Corriere Musicale

Perché non dire la tua? Leggi e accetta la Policy sui commenti