Tutti i post di Barbara Babic

L'autore: Barbara Babic

Nata in Croazia nel 1987, cresce a Trento dove studia pianoforte e beni musicali. Dopo un periodo di ricerca alla Freie Universität e all'Akademie der Künste di Berlino, nel 2012 si laurea in musicologia presso l'Università degli studi di Milano con una tesi sulle musiche per il teatro berlinese di Erwin Piscator. Attualmente è dottoranda in musicologia presso l'Università di Vienna con un progetto sul Melodram viennese. Collabora con diversi enti musicali tra cui la Fondazione Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano.

«Weekend Italie» alla Philharmonie di Parigi

«Weekend Italie» alla Philharmonie di Parigi

Si comincia in tarda mattinata alla salle de répétition con il quartetto composto da Roland Daugereil (violino), Pascale Meley (violino), Nicolas Carles (viola) e Claude Giron (violoncello) a confrontarsi con il repertorio cameristico italiano ottocentesco. In programma il Quartetto in mi minore di Verdi, unico esempio del genere nel catalogo del compositore, la bella miniatura elegiaca intitolata Crisantemi di Puccini e in coda la trascrizione per quartetto curata da Emanuele Muzio di alcuni nu

«Le château de Barbe-Bleue» e «La voix humaine» in scena all’Opéra Garnier

«Le château de Barbe-Bleue» e «La voix humaine» in scena all’Opéra Garnier

Un castello e una stanza – spazi di inquietudine e solitudine dove i dialoghi si fanno in realtà monologhi – sono i luoghi dell’azione e dello spirito di due opere, tanto lontane per forma e linguaggio, ma piuttosto vicine nel contenuto: Le château de Barbe-Bleue di Béla Bartók su libretto di Béla Balázs (1918) e La voix humaine su testo di Jean Cocteau e musica di Francis Poulenc (1959), un’accoppiata di certo piuttosto inusuale presentata nella suggestiva cornice di Opéra Garnier.

«Moses und Aron» in bianco e nero all’Opéra Bastille

«Moses und Aron» in bianco e nero all’Opéra Bastille

«O Wort, du Wort, das mir fehlt!», O parola, parola che mi manca invoca disperatamente Moses al termine dell’opera e si potrebbe dire che allo stesso modo rimangono senza parole anche pubblico e critica internazionale davanti a questa splendida produzione che ha inaugurato la nuova stagione dell’Opéra parigina sotto la guida di Stéphane Lissner. Che ha osato, scegliendo questo titolo di certo non popolarissimo alla luce “dell’attacco a Cherlie Hebdo, che ha sollevato la questione della rappres..