di Redazione

Per merito dell’etichetta magiara Budapest Music Centre, affiorano per la prima volta le registrazioni di un integrale schubertiano risalente al 1996, realizzato da Sàndor Végh, alla guida della Camerata Salzburg presso la Filarmonica di Colonia. Per il momento si tratta solo di un doppio cd contenente le prime quattro sinfonie ma, vista l’importanza storica del recupero, confidiamo nella pubblicazione della seconda parte a breve. Questi live precedono di pochi mesi la morte del maestro, all’epoca ultraottantenne. Anche per questo motivo, le esecuzioni non si possono definire “fresche e giovanili”.

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I tempi sono piuttosto lenti (il primo Allegro vivace della Quarta è talmente poco vivace, che a tratti appare ieratico), la conduzione delle frasi è piuttosto sostenuta, il suono spesso pesante, con un vibrato degli archi sin troppo insistente, mentre i finali tendono ad essere alquanto pomposi. Senza dubbio è una lettura di tradizione, in linea con i canoni estetici musicali di Végh, testimoniati lungamente da numerose registrazioni sia in veste di direttore, sia di primo violino dello storico quartetto che porta il suo nome. Delle quattro sinfonie qui proposte, la meglio eseguita ci appare la Seconda, apprezzabili anche certe parti della Prima, come il grazioso Ländler che costituisce il Trio del Menuetto, oltre che lo spumeggiante allegro conclusivo.

Discreta la registrazione, non priva delle imperfezioni di cui i live inevitabilmente difettano: non sempre l’insieme è ottimale dei fiati (si pensi allo sfasamento dei legni all’inizio della Terza e della Quarta… ), qualche errore d’intonazione degli archi, più o meno evidente, affiora a fasi alterne. Sono inoltre concessi ai violini alcuni portamenti, già all’epoca passati di moda. In generale, si avverte un certo distacco tra gli archi, molto densi, e i fiati che antepongono la ricerca di un vibrato espressivo alla fusione sonora con l’intera orchestra.

Attendiamo con interesse la pubblicazione della continuazione del corpus, dove sicuramente troveremo una resa migliore delle nobilissime idee del compianto maestro. Sinfonie come l’Incompiuta o la Grande possiedono una scrittura più corposa, e per questo, seppur il senso originario dell’estetica schubertiana sia ben diverso, si sposano meglio con la visione tardoromantica di Sàndor Végh. Queste sinfonie “giovanili”, tranne la tragica che già lascia intravedere nuovi orizzonti, sono di una spontaneità a tratti persino ingenua, che strizza l’occhio alla freschezza mozartiana, più che al vigore beethoveniano. Sentirle appesantite da eccessiva enfasi piacerà senz’altro ai nostalgici della vecchia scuola, ma risulta faticoso per le orecchie degli ascoltatori aggiornati alle ultime tendenze.

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Pubblicato il 2017-06-25 Scritto da StefanoCascioli

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