Voltaire sui pattini a rotelle nel Candide di Bernstein


di Michele Manzotti

«A quindici anni dalla scomparsa questa è la buona occasione per dirci: quanto abbiamo perso con la scomparsa di Leonard Bernstein? La mia risposta è quella di non avere più un personaggio che raccoglieva in sé tanta buona musica. Speriamo che il prossimo centenario dalla nascita sia una buona occasione per riscoprirlo». John Axelrod, direttore d’orchestra non ha dubbi sulla grandezza del maestro americano, che è conosciuto da un pubblico vasto per le musiche di West Side Story. Non solo perché è stato uno degli ultimi suoi allievi, ma proprio perché trova in Candide (in scena all’Opera di Firenze per il 78° Maggio Musicale Fiorentino a partire da sabato 23 maggio alle 20,30, informazioni e biglietti www.operadifirenze.it) la summa della sua capacità compositiva. «Non è un opera con recitativi – spiega –, né un teatro con musica, tanto meno un’operetta. E’ una composizione unica, un’opera d’arte totale. Come diceva Wagner, un Gesamkunstwerk».

Per Axelrod, Bernstein ha tre fasi compositive, c’è il Bernstein legato alla cultura ebraica, l’intrattenitore dal gusto enciclopedico e l’intellettuale. «Tutte e tre queste caratteristiche sono presenti in Candide: un disegno musicale ebraico che compare in tutte le composizioni di Bernstein, il gusto delle mille citazioni e la proposta di vari generi. L’appartenenza geografica agli Stati Uniti non deve costringere un musicista a essere un esecutore di Gershwin o di Ives o un compositore di jazz o colonne sonore. Bernstein superò tutto questo, era un uomo che amava conoscere e divulgare tutta la buona musica».

L’allestimento di Candide (su libretto di Hugh Wheeler da Voltaire, per la prima volta a Firenze) riprende l’ultima versione dell’opera allestita alla Scottish Opera House nel 1989: «È un lavoro che si presta a rielaborazioni – spiega il maestro – e ogni volta va chiesto il permesso agli eredi di Bernstein per realizzarle. In questo caso abbiamo inserito anche altri testi di Voltaire». Il filosofo sarà interpretato dall’attrice Lella Costa, che si muoverà sui pattini a rotelle all’interno della regia di Francesco Micheli. Una lettura dove la vicenda di svolge all’interno di una fabbrica. «Si tratta di uno spettacolo travolgente – spiega Lella Costa – dove l’ironia e il ritmo si uniscono alla bellezza della musica. È il perfetto esempio della consuetudine con la cultura che si ha nei paesi anglosassoni, senza le barriere di genere musicale». Del cast fanno parte, tra gli altri, Laura Claycomb (Cunegonde), Keith Jameson (Candide), Richard Suart (Dr. Pangloss/Martin).


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L'autore: Michele Manzotti

Nato a Firenze nel 1960, è musicologo e giornalista. Dopo essersi laureato in Lettere nel 1986, ha collaborato con varie riviste, e ha insegnato storia della musica al Liceo musicale di Arezzo. Assunto al «Resto del Carlino» nel 1990, dal 1995 lavora a «La Nazione», dove attualmente è all'ufficio centrale. Nel 2002 in «Civiltà Musicale» è stato pubblicato il suo catalogo delle musiche non operistiche di Arrigo Boito. Dello stesso anno è l'uscita del libro Attilio Brugnoli-Il pianoforte e la sua mano (Polistampa, Firenze) con cd allegato con la prima incisione assoluta delle musiche di Brugnoli, compositore di cui ha poi raccolto l'opera omnia per l'Enap stampata da Laterza nel 2006. Cura inoltre tramissioni per l'emittente Rete Toscana Classica e collabora con gli Swingle Singers.