Riccardo Muti a Ravenna: questo è «Falstaff»

Una lettura viepiù cameristica e analitica: non sono i cachet d’oro a procurare il miracolo, ma il lavoro a testa bassa di giovani artisti. La regìa trasporta l’azione nei luoghi verdiani


di Francesco Lora


ESECUZIONE DA PARADIGMA: ancora una volta e senza sorpresa, tale è il Falstaff di Giuseppe Verdi andato in scena al Teatro Alighieri per Ravenna Festival (23-26 luglio). Dirigeva Riccardo Muti, al suo unico appuntamento operistico italiano del 2015, e tanto potrebbe bastare a darne conto: ciò che differenzia la sua lettura da ogni altra è l’instancabile ricerca di rispetto ed esegesi in ogni segno dell’autore, in modo tale da servire il testo teatrale e musicale assai prima che il valore o il comodo dell’interprete.

Ne risulta un Falstaff dove ciascun cantante ha studiato con il concertatore la parte in modo così capillare da vestirla come una seconda pelle e da rifuggire la maschera dei calligrafismi; ogni parola è non solo detta con alta tecnica, ma è portata con vivacità, carattere, ombreggiature, piena immedesimazione e qualche divertimento. Si ha così il piacere, più unico che raro, di ascoltare vocalisti disposti a cantare piano, a sussurrare, a conversare in spirito di commedia e a rinunciare all’esibizione della voce piena o del personale colpo istrionico. In premio, il testamento verdiano sfoggia un ventaglio di informazioni ricco come mai altrove.



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L'autore: Francesco Lora

È laureato con lode in Discipline dell’Arte, della Musica e dello Spettacolo, ed è dottore di ricerca in Musicologia e Beni musicali (Università di Bologna). Con Elisabetta Pasquini ha fondato la collana «Tesori musicali emiliani» (Bologna, Ut Orpheus, 2009-) e vi pubblica in edizione critica l’Integrale della musica sacra per Ferdinando de’ Medici di Perti (2010-11) e tutti gli oratorii di Colonna (già usciti: L’Assalonne, Il Mosè e La profezia d’Eliseo, 2013-16). Collabora alla Cambridge Handel Encyclopedia, al Dizionario biografico degli Italiani, al Grove Music Online e alla Musik in Geschichte und Gegenwart. Recenti la monografia Nel teatro del Principe. I drammi per musica di Giacomo Antonio Perti per la Villa medicea di Pratolino (Torino-Bologna, De Sono - Albisani, 2016) e l’edizione critica delle musiche nel manoscritto Austriaco laureato Apollini (mottetti e concerti di Lazzari, Perroni e Veracini per l’incoronazione imperiale di Carlo VI d’Asburgo; Padova, Centro Studi Antoniani, 2016). Dal 2003 è critico musicale per testate giornalistiche specializzate, inviato nelle principali istituzioni di spettacolo in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Spagna e Svizzera. Collabora con «Il Corriere musicale» dal 2013.

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