di Redazione

kurtagDifficile, già a partire dal titolo, non lasciarsi un po’ prendere da tentazioni crociane, da pensieri che mescolino giudizio estetico e biografismo… Tentazioni che talvolta tendono ad inquinare la supposta purezza dell’elaborazione critica, e infatti chi scrive crede che in linea di massima di un artista sarebbe meglio sapere il meno possibile. Tuttavia: si legge György e Márta Kurtág suonano Kurtág sulla bella copertina di questa collezione di brani per pianoforte pubblicata dal Budapest Music Center e, senza volerlo, torna alla mente quel recente video apparso su YouTube dove l’anziana coppia di musicisti si diletta (meglio: ci diletta) con le trascrizioni di Bach per pianoforte a quattro mani, opera dello stesso György Kurtág.

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In quei pochi minuti viene voglia di leggere una sorta di riassunto visivo dell’esistenza umana artistica dei due, tutta dedita alla musica nata dentro e fuori dalla Zweisamkeit kurtagiana. Una storia davvero perfetta per un film, sullo sfondo delle travagliate vicende politiche ungheresi della seconda metà del XX secolo. Scacciati questi teneri fantasmi sentimentali, si torna però con mente lucida alla materia musicale, un florilegio di brani provenienti dalla famosa collezione Játékok (‘Giochi’) accompagnato dalla Suite per quattro mani del 1950-51. Allo strumento si alternano (e nel caso della Suite si accompagnano vicendevolmente) i coniugi Kurtág, talmente a proprio agio con la materia musicale da rendere impossibile distinguere chi suoni che cosa.

Tralasciando qui l’eterna discussione su quanto un compositore sia davvero adatto ad interpretare la propria opera, possiamo dire infatti che sono passati quarant’anni senza che la gentile bellezza di questo repertorio venisse intaccato dal tempo, e questo grazie anche all’abilità di György e Márta (sia concesso qui un po’ di affetto) di ristabilire una immediata connessione con la natura del materiale. Questi ‘giochi’ per pianoforte nacquero infatti su suggerimento dell’insegnate di pianoforte Marianne Teöke, in cerca di composizioni adatte ai giovanissimi pianisti, ed ebbero l’inaspettato effetto – liberatorio – di traghettare György Kurtág fuori da una fase di stallo artistico, come similmente accadde ad Arvo Pärt ed il suo Für Alina. Se dunque il musicista ungherese siede già fra i grandi della musica del XX secolo, accanto all’altro György (l’amico Ligeti), lo dobbiamo anche grazie a questi brani dall’aria innocente che non ci si tanca mai di riscoprire.

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Pubblicato il 2016-06-23 Scritto da FrancescoFusaro

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