Documentario | “Vertical song”. Con Toshio Hosokawa e Roberto Fabbriciani. Regìa G. Di Capua

Questo documentario esclusivo della durata di 14:09 e registrato nelle Sale Apollinee della Fenice poco prima del suo tragico incendio, mostra alcuni momenti del lavoro tra il compositore Toshio Hosokawa (1955) e Roberto Fabbriciani, l’esecuzione della composizione Vertical Song (1995) per flauto solo sullo sfondo delle parole del compositore.

A proposito di Vertical Song


di Gianni Di Capua


Vertical Song è la sesta parte di una serie di brevi documentari dal titolo “Corti d’Autore”, realizzati tra il 1995/97. Sono una decina d’incursioni filmate nell’ostico mondo della musica cosiddetta contemporanea, puntando l’obiettivo su lavori di compositori come Stockhausen, Guarnieri, Holliger, De Pablo, Schnebel, Manzoni e Clementi. Il format di ogni “Corto” è semplice: un autore in dialogo con la propria composizione che dà il titolo a ciascun corto, offre uno spunto di riflessione; da qui il sottotitolo “pensare la musica”. Vertical Song è il brano per flauto solo che il compositore giapponese Toshio Hosokawa compose su commissione di Roberto Fabbriciani che lo eseguì in prima esecuzione nell’ambito del 46° Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale Musica. Era l’estate del 1995 e la ricorrenza del Centenario della Biennale era stata per il Settore musica l’occasione per affrontare uno dei temi più affascinanti ed elusivi della produzione artistica contemporanea: il rapporto con lo spirituale e il sacro. Mario Messins n’è stato l’impareggiabile l’officiante. Ispirato da un verso di Montale, L’ora di la del tempo, Messinis aveva fatto convergere il meglio della avanguardia musicale internazionale…

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Nel dettaglio

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Regia: Gianni Di Capua, tratto dalla serie Corti d’autore / pensare la musica
Produzione: Bliq Film

allestendo una rassegna – probabilmente l’ultima grande edizione del Settore Musica – che al termine del Festival avrebbe permesso di avere un quadro, in qualche modo più preciso, del rapporto del comporre contemporaneo con lo spirituale e il trascendente. Una riflessione, tuttavia, inficiata, poche settimane dopo la chiusura del Festival, dal drammatico rogo della Fenice che impose la distruzione come metafora in un ineluttabile termine di raffronto con lo spirituale luogo, non tanto della consolazione e della meditazione, ma del recupero di un’etica della civiltà che, a distanza di vent’anni, dimostra di essere strangolata da una regressione morale sempre più stringente e prigioniera del cinismo.

C’era all’epoca in noi la curiosità, forse la necessità, di comprendere cosa avvenisse in quell’area della creatività musicale tanto affascinante quanto misteriosa, controversa e spesso ciarliera, al punto che decidemmo di documentarla entrando con la telecamera nel gioco di rimandi, di confronti, di reciproche influenze che le numerose composizioni in programma avrebbero proposto agli ascoltatori. In quel viaggio, che a posteriori definiremmo della educazione dell’ascolto, venimmo “istruiti” da compositori, interpreti di grande spessore che ci aprirono alla conoscenza di inaspettati orizzonti e “infiniti universi”. Tra gli incontri più arricchenti, ci fu sicuramente quello con Roberto Fabbriciani del quale John Cage diceva fosse il solo in grado, meglio di qualsiasi altro musicista, a dare forma ai pensieri musicali più audaci, azzardati e innovativi. Nel “Corto” Roberto Fabbriciani esegue la prima esecuzione assoluta di Vertical Song. Era il pomeriggio del 14 luglio, l’estate viene bene percepita attraverso lo sventolio nervoso di una signora seduta in platea proprio all’inizio del brano, con sullo sfondo Fabbriciani in pedana, inquadrato dall’obiettivo della camera che inesorabilmente si avvicina al musicista fino ad inquadrarlo in primo piano. L’interprete e il compositore giapponese si erano incontrati un paio di ora prima e ci era stato permesso di filmare “l’epifania” delle prove. Non entriamo nel merito del brano, lo fa Hosokawa riferendosi al proprio “pensiero” musicale, ma ricordiamo soltanto che quel concerto fu l’ultimo a essere eseguito nel Ridotto della Fenice, la più grande delle Sale Apollinee e per questo il Corto ha una suo valore storico supplementare. Poche settimane dopo quel concerto, infatti, la notte del 29 gennaio del 1996, il devastante rogo avrebbe distrutto quelle sale assieme allo storico teatro lasciandone intatto soltanto le mura perimetrali. In quello stesso luogo che, in un ulteriore gioco di rimandi e di confronti, ebbe tra i suoi estimatori Richard Wagner che vi volle eseguire la sua Sinfonia giovanile, alla vigilia di Natale del 1882, oggi in quegli stessi spazi, nella fattispecie di un avanzato rendering tridimensionale, sorge una sua riproduzione.

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