di Luca Chierici
Un successo unanime per la parte musicale e consistenti disapprovazioni per la regìa di Damiano Michieletto riassumono la serata inaugurale di questa Carmen diretta da Myung-Whun Chung e ripresa in coproduzione con il Covent Garden di Londra e il Teatro Real di Madrid.

L’opera veniva eseguita con i dialoghi parlati (e anche tagliati) riducendone la lunghezza tradizionale. L’ambientazione voluta da Michieletto era un luogo più o meno identificabile con gli anni ’70 del novecento nel quale si erge nel vuoto una stanza molto semplice che descrive dapprima un ufficio di polizia, con tanto di distributore automatico di bibite preso d’assalto dalla folla di ragazzini (i famosi “monelli”); nell’atto secondo la stanza è la taverna di Lilas Pastia, nel terzo una baracca sulla montagna, rifugio dei contrabbandieri e della loro refurtiva e nell’ultimo il camerino dei toreri che si preparano alla corrida. Lo spazio che circonda la stanza diventa anch’esso protagonista delle azioni dei personaggi. Spesso presente in palcoscenico è la madre di Don José, vestita a lutto, alla quale si fa recitare fuori scena una lettera da lei preparata per il figlio, quasi a scansare il macabro finale dell’opera e a insistere sul matrimonio tra José e Micaëla.
La compagnia di canto contava sulla Carmen di Clémentine Margaine, specialista del ruolo anche se non sempre in linea con la vocalità e soprattutto con i tratti salienti del personaggio. A lei si devono comunque momenti di grande pregio che sono stati giustamente applauditi a scena aperta dal foltissimo pubblico. Il protagonista più acclamato è stato però sicuramente Vittorio Grigolo, un Don José che ha interpretato con la giusta dose di coraggio la sua sfortunata parte che termina con l’omicidio dell’amata. L’apparato vocale di Grigolo è tuttora (e più di prima) di una bellezza che ricorda grandi tenori del passato anche recente e la sua lettura del personaggio era davvero all’altezza della prova. Micaëla di eccellente vocalità e relativamente immersa nel personaggio era Natalia Tanasii, Giorgi Manoshvili un Escamillo perfetto nel suo ruolo di contraltare di un oramai indebolito Don José.
Chung ha letto l’opera in perfetta sintonia con la regìa e le scene brillando soprattutto nei momenti di maggior vigore e sottolineando il carattere delle parti più famose come l’Habanera, la Chanson bohème e la Seguidilla. Lo si è capito fin dall’incipit dell’opera con il suo Allegro giocoso che sempre strappa l’applauso. Il coro “degli adulti” è stato al solito abilmente preparato da Alberto Malazzi mentre Brunella Clerici ha istruito con successo il Coro di voci bianche dell’Accademia Teatro alla Scala.
A titolo di cronaca si segnala all’inizio dello spettacolo un rumoroso lancio di biglietti dal loggione nei quali erano scritti i dettagli dell’aumento di prezzi recentemente approvato dal Teatro. Questo ad aggiungersi, forse, alle rimostranze che accompagnavano gli applausi finali.
























Per quanto bella la musica e bravi i cantanti davvero deludente regia e scene. Carmen è una zingara non una prostituta, rappresenta la libertà assoluta e chiuderla in uno squallido bordello, che ne e la più assoluta negazione, non è una scelta registica ma un madornale errore.