di Luca Chierici
È l’epoca della quinta di Mahler, ascoltata il mese scorso alla Scala, direttore Daniele Gatti, e oggi riproposta da Emmanuel Tjeknavorian attraverso l’Orchestra Sinfonica di Milano all’Auditorium.
Per quanto già abituati a recepire cose bellissime da Tjeknavorian, dobbiamo confessare che la sua lettura (a memoria) del capolavoro mahleriano ha superato le già notevoli aspettative e ha meritato alla fine una vera e propria esplosione di consensi da parte del pubblico. Tjeknavorian ha fin dal primo movimento, la Trauermarsch, impresso una scansione leggermente rapida alla partitura e rivelato tutte le potenzialità della sua orchestra, che mai come prima ha acquistato nuovi risultati per smalto, sonorità, padroneggiamento di certi incisi strumentali (il corno !) di difficile definizione.
Nello Stürmisch bewegt al secondo posto e nel vigoroso Scherzo il direttore ha ancor di più sfruttato le sonorità dell’orchestra, che ha dato tutta se stessa senza mai incappare in certe imperfezioni negli ottoni che spesso si ascoltano da parte di compagini anche famosissime. Nel più che inflazionato Adagietto Tjeknavorian ha meravigliosamente condotto il magico discorso con una perfetta osservanza dei pianissimi fino a concludere questa mirabile pagina preceduta da un ultimo fortissimo che sembra ingrandire come una lente tutte le tensioni che erano rimaste sommerse. E nel Rondo-Finale si è ascoltata una versione dell’Allegro giocoso come raramente ci era capitato di affrontare in passato, in un tripudio di sonorità che ha trovato il suo compimento sopraffatto dagli entusiastici applausi finali.























