di Luca Chierici
Il recupero della fortunata regìa di Liliana Cavani, dopo trentasei anni dalla prima rappresentazione, ha fatto da sfondo alla Traviata odierna che si distingueva ovviamente per la presenza di protagonisti vocali nuovi e ben scelti.
Certo non era presente una star come Anna Netrebko, cantante che si era imposta districandosi in un mondo che deve strizzare un occhio alla filologia e a un nuovo gusto scenico e registico e allo stesso tempo recuperare il lato più accattivante della tradizione. Né eravamo in presenza di un Leo Nucci che, forte del fatto che il proprio ruolo fosse del tutto in linea con una certa condizione anagrafica, aveva restituito un Germont del tutto credibile, appassionato, e per nulla penalizzato sotto l’aspetto vocale. Né ancora avevamo un Francesco Meli, artista di grande spessore.
I nuovi protagonisti non hanno fatto rimpiangere i precedenti. Nadine Sierra è stata un Violetta di primo piano come era già stata riconosciuta in altre sue interpretazioni del ruolo. Voce purissima in tutti i registri, perfetta immedesimazione nel ruolo hanno fatto di lei la vera star della serata, applaudita più volte a scena aperta e acclamata trionfalmente al termine della rappresentazione. Alfredo era Piero Pretti, non nuovo nel personaggio (una delle sue ultime apparizioni era stata alla Fenice): voce fresca ma immedesimazione del personaggio che aveva a tratti qualche problema. Giorgio Germont era interpretato da Boris Pinkhasovich, quarantenne baritono russo-austriaco anch’esso non nuovo al ruolo, ottimo protagonista in un personaggio che richiede ovviamente una capacità al di sopra della norma nel second’atto. Michele Gamba ha innalzato di un livello le sue già riconosciute capacità direttoriali guidando l’orchestra con maestrìa anche nei momenti più difficili della partitura. Anch’egli è stato calorosamente applaudito tra gli atti e nel finale. Finale al quale ha partecipato anche Liliana Cavani, che ha raccolto consensi anche se la sua regìa, con le scene di Dante Ferretti, è sembrata ancora una volta seguire piuttosto pedissequamente lo svolgimento dei fatti, senza particolari novità di rilievo.
Al successo generale hanno contribuito i solisti del Corpo di ballo del Teatro, guidati da Frédéric Olivieri, il ballerino solista Gabriele Corrado, il Coro diretto dal sempre magnifico Alberto Malazzi.























