di Attilio Piovano
A Torino, la sera di giovedì 22 ottobre 2026, trionfale apertura di stagione per l’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai (in diretta su Radio3 e su Rai5 differita in prima serata, con replica venerdì 23). Sul podio Andrés Orozco-Estrada alla sua ultima inaugurazione di stagione in veste di Direttore principale della compagine che ha guidato per tre anni (tornerà poi ancora quale direttore ospite): dal mese di ottobre gli succede infatti Michele Mariotti. In programma di Mahler la mastodontica, enigmatica e apocalittica Sesta Sinfonia, vero monumentum all’ineluttabilità del destino con quei suoi famigerati e celebri colpi di martello che, al culmine di un vero climax emotivo, calano come una mannaia fatale e non sembrano lasciar spazio alla speranza. Una pagina imbevuta di elementi segnatamente autobiografici, nonché un’opera gigantesca che, terminata nell’estate del 1904 durante il consueto e sereno ritiro di Mahler in Carinzia, tra lunghe passeggiate e nuotate nel lago, ed eseguita per la prima volta a Essen solamente due anni dopo, per la direzione di Mahler stesso, svela rilevanti dettagli quanto al vissuto dell’autore: aprendo peraltro anche squarci sull’abisso, destinati a restare per lo più senza ragionevole risposta. «La mia Sesta – ebbe ad affermare non a caso l’autore medesimo – proporrà enigmi la soluzione dei quali potrà essere tentata solo da una generazione che abbia fatto proprie e assimilato le mie prime cinque Sinfonie».
L’enigmaticità della pagina, peraltro, è stata studiata a fondo, e identificata «ora come un grande affresco musicale della lotta dell’uomo contro il suo destino, ora addirittura come una visione profetica del tragico futuro che attendeva il compositore», con la scomparsa precoce dell’adorata figlioletta e la scoperta della fatale e inesorabile malattia cardiaca che l’avrebbe condotto alla morte anzitempo. Da cui il titolo di ‘Tragica’ con la quale è designata la Sinfonia, articolata in quattro tempi dalla singolare densità.
E dunque, dell’esecuzione torinese, occorrerà registrare senz’altro – lo si anticipava – il trionfo personale di Andrés Orozco-Estrada, sul podio di una OSNRai dall’organico opportunamente ampio, data la circostanza: ammirevole in tutte le sue sezioni, una ‘macchina’ perfettamente oliata dal suono compatto e bellissimo, con molti giovani e agguerriti professori immessi in ruolo dopo severi e protratti concorsi, ad infondere linfa nuova alla blasonata compagine. Partitura vasta ed ipertrofica, quella dellaSesta di Mahler, dinanzi alla quale si rischia di soccombere, tanto vale ammetterlo: ti schiaccia, non solo con la sua indubbia vastità (durando in media un’ottantina di minuti), ma soprattutto con la complessità della struttura e così pure degli assunti; una pagina che presenta il rischio di apparire – absit iniuria verbis – un pur sublime monumento all’horror vacui. E invece sotto la guida esperta di Andrés Orozco-Estrada dal gesto chiaro, preciso e puntuale, sempre finalizzato alla resa sonora, ecco che ogni nota trova la sua giusta ‘collocazione’ a partire dall’ampio Allegro che Andrés Orozco-Estrada ha affrontato con tono serrato, infondendovi virile ed energetico vigore, ma anche non disdegnando, ove occorre, di soffermarsi con compiaciuta e legittima tenerezza, su quegli abbandoni melodici che di Mahler sono la vera e propria firma (e vien da pensare ai movimenti lenti, ma anche a certi tratti dei passi rapidi, di Quarta e Quinta); e che boccata d’aria pura in quelle radure bucoliche, col suono stranito dei campanacci da gregge, che ad ogni ascolto destano fanciullesca emozione. Niente eccessive estenuazioni nell’Andante moderato, eseguito in seconda posizione, bensì perfetta focalizzazione del carattere melanconico, suono morbido e climax magnifico nell’apice emotivo. Poi via, quasi senza tregua, con l’incandescente Scherzo. Da ultimo il debordante e riassuntivo Finale con l’emersione ciclica dei molti materiali già ascoltati in precedenza e il rischio della dispersione, sempre in agguato: al contrario, Orozco-Estrada ha mantenuto altissima la tensione, potendo contare sull’OSNRai davvero in ottima forma: superbo il corale degli ottoni e le percussioni e i famigerati schianti del martello, ‘come colpo d’ascia’ a suggellare il significato metaforico, per certi versi metafisico e, nel contempo umanissimo, della Sesta detta ‘Tragica’.
Esecuzione indimenticabile, alla quale farà seguito il 29 e 30 ottobre prossimi, la Nona di Bruckner diretta da Roberto Trevino. Orozco-Estrada tornerà poi in stagione in aprile per Prokof’ev e la Quinta di Beethoven, mentre Mariotti terrà il suo primo concerto in dicembre (Strauss e la Grande di Schubert). Una stagione con bei nomi sul podio e tra i solisti, destinata a protrarsi sino a primavera inoltrata; come sempre includerà il Festival Rai NuovaMusica ed avrà altresì una succulenta appendice di sei concerti a giugno del 2027, denominata Beethoven Pops e volta a celebrare il musicista di Bonn nell’anniversario (bicentenario della morte).






















