di Monika Prusak
La rassegna Cieli che si possono suonare, curata dal compositore Giovanni Damiani, è stata dedicata al musicologo Paolo Emilio Carapezza, uno degli iniziatori delle Settimane Internazionali Nuova Musica degli anni Sessanta del secolo scorso e noto studioso di musica antica e nuova. Le Settimane palermitane, anche se oggi poco menzionate, hanno costituito una delle esperienze più significative di diffusione delle avanguardie musicali del Novecento a livello internazionale, basata su una visione interdisciplinare della musica, sul dialogo tra le arti e sul confronto tra scrittura, sperimentazione e nuove pratiche esecutive. Il titolo della rassegna di Curva Minore si riferisce ai Cieli, una serie di partiture-quadri create dallo stesso Carapezza. L’ensemble Voxnova Italia, in formazione da cinque voci con Felicita Brusoni, Maria Chiara Forte, Alessandro Tamiozzo, Victor Andrini e lo stesso Isherwood, ha ricordato per l’occasione due compositori storicamente distanti, ma affini per il carattere delle opere proposte: Adriano Banchieri con la commedia madrigalesca delle scene da La pazzia senile, e Luciano Berio con A-Ronne.
Raccolte in un divertente canovaccio in stile Commedia dell’Arte, le composizioni di Banchieri sono state rese magnificamente dall’ensemble e concluse con il noto Contrappunto bestiale alla mente tratto a sua volta da Il Festino nella sera del Giovedì grasso avanti cena. Le voci si intrecciavano tra di loro in un insieme giocoso e raffinato di gesti e sonorità che ha tenuto il pubblico in un momento di piacevole tensione. Pensata da Isherwood come una rappresentazione scenica, ma resasi impossibile per una sostituzione all’ultimo momento, la versione “da concerto” della composizione è risultata altrettanto suggestiva e ricca dal punto di vista artistico e vocale.
Lo spettacolo ancora più effervescente è stato A-Ronne di Luciano Berio, documentario per cinque attori su una poesia di Edoardo Sanguineti, ripreso nella sua versione originale del 1974, scritto all’epoca per la Radio Olandese Hilversum. Berio chiamò A-Ronne un documentario, perché, come affermava lui stesso, non lo si può considerare una composizione musicale in senso stretto. È un brano parlato, declamato, una sorta di esercizio teatrale il cui aspetto musicale è costituito dall’uso del ritmo, delle diverse intonazioni, delle onomatopee e delle allitterazioni. La composizione presenta somiglianze con il madrigale rappresentativo del tardo Cinquecento, i cui protagonisti, proprio come nelle scene di Banchieri, servendosi di un canovaccio rappresentavano i momenti della vita quotidiana. A-Ronne è il risultato di una lunga ricerca sulle proprietà del linguaggio, condotta da Berio a partire dalla fine degli anni Cinquanta e ispirata dall’incontro professionale e personale con la cantante statunitense Cathy Berberian, grazie alla quale il compositore si appassionò allo studio della lingua inglese e alla sperimentazione linguistica. Nel suo testo poetico, Sanguineti usa numerose citazioni dai brani di letteratura internazionale in sei lingue diverse: latino, greco, tedesco, francese, italiano e inglese, lasciando a Berio la libertà di modificare il testo a suo piacere. Gli attori leggono e rileggono il testo poetico trasformandolo e illuminandolo continuamente con gesti vocali: richiami, insulti, pianti, risate, eloqui volgari, sussurri erotici, canti di chiesa, grida da caserma e persino qualche rumore fisiologico, tutti annotati scrupolosamente nella complessa partitura.
Nell’interpretazione di Isherwood A-Ronne acquisisce le caratteristiche della Commedia dell’Arte (ne esiste infatti una versione scenica con la sua regia), diventando a tutti gli effetti un pezzo teatrale. Nonostante la versione “statica” proposta a Palermo, gli artisti sono riusciti a trascinare il pubblico in un turbine infinito di sonorità ed espressioni, provocando un’alternanza di emozioni estreme tanto quanto estrema è la scrittura di Berio. Ascoltandoli si percepiva quanto le singole voci siano diverse tra di loro, ma ciò ha giocato a favore dell’ensemble: non sforzandosi di diventare un unico corpo omogeneo e dando alla performance una notevole naturalezza, il gruppo ha creato un’interpretazione accattivante e irresistibile dal punto di vista sonoro e illustrativo. La resa teatrale ai confini con il nonsense ha donato una nuova luce alla composizione di Berio, distaccandosi in maniera netta ma del tutto positiva dalle interpretazioni del passato.






















