di Monika Prusak
Mettere in scena una nuova produzione di un’opera molto conosciuta è sempre un rischio, soprattutto se la messinscena si allontana dalle indicazioni originali del compositore e del librettista.
La regia di Bárbara Lluch affronta questo rischio con un successo parziale che, purtroppo, non esalta appieno la musica di Vincenzo Bellini. Nulla si può eccepire al fascino dei quadri scenici, ben studiati e dovuti tuttavia più alle tinte dei costumi che alle scenografie, che risultano semplici e non sempre di immediata comprensione: la Sonnambula è una ninfa dei boschi, una sorta di rusalka slava, che dà l’impronta all’intero spettacolo. Quello che non funziona, malgrado i bei costumi, sono le coreografie del corpo di ballo che distolgono l’attenzione dalla musica e la disturbano con il rumore continuo dei piedi, un appunto che si riflette sulle dinamiche spesso troppo contenute dell’orchestra.
Un altro fattore non indifferente è l’eccessiva staticità dei movimenti scenici non danzanti. A parte il ruolo della protagonista, lascia perplessi la quasi totale mancanza di spostamento del coro e degli altri personaggi, a eccezione dei due giovani: Lisa, interpretata dalla giovanissima Ilaria Monteverdi al debutto nel ruolo, e Alessio, del basso-baritono di origini argentine Mariano Orozco. È proprio Ilaria Monteverdi ad aprire l’opera con un primo ingresso dinamico di Lisa, superando presto le iniziali insicurezze vocali. Monteverdi affronta il ruolo con grande sicurezza scenica, femminilità e ironia, costruendo il personaggio di Lisa in maniera costante e convincente.
Jessica Pratt è un’Amina eccelsa e dotata di una presenza scenica indimenticabile. Sorprendono, tuttavia, le parti più agili in cui la sua voce riduce notevolmente l’intensità, provocando lo stesso effetto nell’organico orchestrale. Anche nel suo caso, il personaggio viene costruito man mano che l’azione prosegue, fino all’ultima scena, suggestiva sia per il canto sia per l’impostazione: Pratt appare sulla tettoia inclinata di una casa, dove effettua diversi movimenti, insinuando un salto nel vuoto allo spegnimento finale delle luci. La sua voce è incredibilmente elastica e agile, con acuti di finezza e purezza impareggiabili. Di conseguenza, concluso lo spettacolo, il pubblico esplode in una calorosa ondata di applausi in piedi.
Sono in ottima forma anche i personaggi rimanenti: Francesco Demuro (Elvino), Carlo Lepore (Rodolfo), Pietro Luppina (Notaro) e Daniela Pini (Teresa). Non convince, invece, la direzione di Mengoli che, complessivamente poco brillante e a tratti fuori tempo, non riesce a risaltare la vena melodica belliniana.























