di Monika Prusak
Due tappe dello stesso programma, al Teatro Massimo di Palermo e al Teatro dell’Opera di Roma, hanno segnato la prima decade dell’attività dell’Orchestra Nazionale Barocca dei Conservatori, creata nel 2016 come progetto artistico-didattico del Ministero dell’Università e della Ricerca su impulso del M° Daniele Ficola, ex direttore del Conservatorio “A. Scarlatti” di Palermo. Negli anni l’orchestra ha preso parte a eventi e stagioni concertistiche rilevanti, incluse alcune esperienze estere (Emirati Arabi Uniti, Giappone, Austria), e ha registrato un Cd con arie inedite di Francesco Gasparini per l’etichetta Glossa, apprezzato dalla critica nazionale e internazionale. La formazione vanta, inoltre, preziose collaborazioni con artisti e direttori di rilievo come Enrico Onofri, Rinaldo Alessandrini, Ignazio Maria Schifani, Enrico Gatti, Alessandro Quarta, Toni Florio, Giulio Prandi, Boris Begelman, Claudio Astronio, Paolo Grazzi e George Petrou.
Quale repertorio migliore poteva dare risalto a un tale anniversario? Tra le composizioni in programma sono stati eseguiti numerosi frammenti di opere di Jean-Philippe Rameau, brani di Marc-Antoine Charpentier, Jean-Baptiste Lully e Marin Marais. La sfarzosità con la quale Luigi XIV volle rivestire la reggia di Versailles si è riversata anche nelle sue musiche, pompose ma raffinatissime.

L’orchestra ha iniziato con una certa timidezza dalla Marche de Triomphe (1691 ca.) di Charpentier, per poi trovare pieno vigore nell’Ouverture del Te Deum (1692) dello stesso compositore. A seguire, l’ensemble ha proposto l’Aria della Folie dal ballet bouffon Platée di Rameau, eseguita insieme alla voce solista del soprano francese Marie Perbost (Révélation lyrique ADAMI 2016 e Révélation Artiste Lyrique alle Victoires de la Musique Classique 2020). La voce della Perbost incanta per l’omogeneità suadente in tutti i registri e un’espressività fuori dal comune, unite a una presenza scenica sobria ed elegante. La cantante ha interpretato altre tre arie di Rameau: Tristes apprêts dalla tragédie lyrique Castor et Pollux (1737), Aquilons fougueux da Dardanus (1739) e Rossignols amoureux da Hippolyte et Aricie (1733), mostrando una notevole agilità vocale, un registro acuto mozzafiato e facilità dinamica.
Grande plauso per la Suite dalla tragédie lyrique Alcyone (1706) di Marais, che utilizza la lastra e la macchina del vento nella scena della tempesta, nonché per la celebre Suite dall’opéra-ballet Les Indes Galantes (1735) di Rameau, la cui Chaconne ha concluso trionfalmente il concerto. L’ottima direzione di Emmanuel Resche-Caserta ha donato al programma un crescendo espressivo e la giusta leggerezza, riflessa nei tempi agili di alcune composizioni, senza tuttavia stravolgere il carattere festoso della corte dei Re di Francia.























