di Attilio Piovano
Conclusione di stagione per l’OSNRai, a Torino, la sera di giovedì 4 giugno 2026 presso l’Auditorium Toscanini di piazza fratelli Rossaro (con diretta su Rai 3 e live streaming sul portale di Rai Cultura): replica venerdì 5, e di questa riferiamo. Per intero brahmsiano il bel programma che, inauguratosi con il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra in si bemolle maggiore op. 83 è proseguito poi con la deliziosa Seconda sinfonia in re maggiore op. 73. Sul podio Karl-Heinz Steffens, in abbinamento al giovane Lukas Sternath alla tastiera: sostituivano (rispettivamente) i previsti Fabio Luisi e Beatrice Rana «impossibilitati a partecipare» (così da comunicato ufficiale).

Il Secondo di Brahms (completato nel 1881) è relativamente raro, rispetto all’onnipresente, giovanile (e magnifico) Primo Concerto; un lavoro a suo modo geniale, a partire dall’inconsueto taglio formale (è infatti in quattro movimenti), concepito come una pagina per così dire a doppia mandata: due movimenti grandiosi e di impianto segnatamente sinfonico cui fanno seguito altri due tempi vistosamente dissimili, più intimi e raccolti, ancorché in chiusura non manchino gli elementi estroversi. Il giovanissimo Sternath, classe 2001, formatosi tra gli altri con Igor Levit e András Schiff, già affermatosi in prestigiosi concorsi e con presenze su palcoscenici di rilievo internazionale (Elbphilharmonie di Amburgo, Tonhalle di Zurigo, Musikverein viennese), ha tecnica solidissima e infallibile. Non solo, il suo pianismo punta su un indicibile vigore ed una possanza sonora strabilianti che, pur tuttavia, hanno rischiato di trasformare la suaperformance in una esibizione (quasi) puramente atletica. Ecco allora fin dall’incipit – dopo l’epocale ed evocativo richiamo del corno (un plauso a Francesco Mattioli ottima prima parte dell’OSNRai) – sonorità massicce poste al servizio di una partitura sì «grandiosa e monumentale», dal tasso di sinfonismo decisamente elevato, che tuttavia è risultata ahinoi decisamente troppo granitica, massiva se non (abist iniuria verbis) francamente fuori stile.
E allora, per contrastare simile massa d’urto del pianoforte, ecco che dal podio Karl-HeinzSteffens (attualmente Direttore Principale della svedese Norrköping Symphony Orchestra, assiduo alla guida delle più prestigiose istituzioni musicali) non ha potuto, o voluto, far altro che assecondarlo, ‘alzando la voce’ della sempre ottima e duttile compagine OSNRai dalle strepitose prime parti, a sua volta, premendo alquanto, incalzando e soprattutto sfoderando sonorità fragorose, in più di un caso decisamente eccessive, a discapito dei lati umbratili che pure non mancano nel vasto concerto. Anche il secondo tempo, Allegro appassionato, dai toni leggendari e corruschi come di ballata nordica, procedeva analogamente con eccessi dinamici e inauditi apici timbrici che hanno un poco sconcertato. Poi le cose sono andate mutando (del resto il Concerto stesso cambia rotta, facendosi più cameristico) con l’apparizione dell’Andante, inaugurato dalla sonorità calda e pastosa del violoncello solo (il bravissimo Luca Magariello); qui il pianista sembra essersi moderato, ma si capiva che mordeva il freno e il suo cantabile non è di quelli che si possano definire memorabili. È giovane, è ancora nella fase in cui rivelarsi virtuoso eccellente gli appare, verosimilmente, come un mustprioritario, ha tempo per crescere, maturare e approfondire quanto occorre. Invero non sono mancati taluni momenti di poesia, travolti purtroppo dall’Allegretto grazioso, un Rondò dai toni ora graziosi, ora capricciosi, cui mancava la leggiadria dell’esprit e in definitiva la leggerezza. Il pubblico ha applaudito a lungo il pianista che ha inteso regalare quale bis il sublime Intermezzo op. 118 n. 2 del quale obiettivamente ha svelato la malinconia un poco frale e struggente che ne fa uno dei capolavori assoluti dell’ultima, umbratile stagione brahmsiana. Per inciso Sternath sarà protagonista del concerto di chiusura dellaappena annunciata Ventesima edizione del festival MiTo, a Milano la sera di sabato 19 settembre (al Dal Verme) ed a Torino al Lingotto il giorno seguente, producendosi ancora nel Secondo di Brahms con l’orchestra Sinfonica di Bamberga. Sarà interessante seguirne l’evoluzione.
Si è ascoltata poi una valida interpretazione della magnifica Seconda Sinfonia della quale Karl-Heinz Steffens – gesto fluente, efficace, mai fine a se stesso, costantemente finalizzato al risultato sonoro immaginato e desiderato, in definitiva dotato di buona comunicativa – ha colto per lo più il giusto carattere: quanto meno quello sereno e idilliaco dei primi due tempi e in buona parte anche dell’arcaicizzante Allegretto che pare intenzionalmente rifarsi alle due giovanili Serenate (specie la Seconda, ovvero l’op. 16, più che non la Prima op. 11). In chiusura, infine, Karl-Heinz Steffens si è un poco lasciato prendere la mano attribuendo alla pur luminosa e ottimistica partitura, suggellata da altisonanti frasi, un’esuberanza a tratti eccessiva; sicché alcuni passaggi sono trascorsi via con una certa superficialità: ad esempio quel tratto fantomatico, verso la metà della seconda parte, per i pedanti alle battute 234 e seguenti (prima della ripresa del tema d’esordio), in cui uno spunto per quarte discendenti preconizza in maniera straordinariamente anticipatrice quanto Mahler scriverà nella lunga introduzione alla sua Prima sinfonia. Festa grande all’intera compagine OSNRai che, rivelandosi un complesso di alto livello qualitativo in grado di tenere testa alle principali orchestre europee (e non solo) conclude una stagione di tutto rilievo, con vere e proprie numerose Highlights e si appresta a ‘svelare’ il cartellone della prossima. Stay tuned.























