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Joshua Bell e Yutaka Sado alla Philharmonie di Berlino

Barbara Babic di Barbara Babic
4 Novembre 2011
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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Le “Pionierwerke” di Beethoven, Haydn, Cajkovskij

BERLINO – Come si poteva facilmente prevedere, si registra un alles ausverkauft, ovvero un tutto esaurito per la Philharmonie, indiscusso tempio della musica classica della capitale tedesca. La Großer Saal (2440 posti) della Philarmonie ha visto l’altra sera (17 ottobre) come protagonista il violinista Joshua Bell accompagnato dalla Deutsches Symphonie Orchester (DSO) sotto la direzione di Yutaka Sado.

Il programma del concerto ruota intorno alle “Pionierwerke”, ovvero alle opere divenute dei classici nel tempo, che rappresentano delle pietre miliari sia strettamente all’interno del proprio genere che più ampiamente del repertorio musicale colto. Il concerto si apre con la terza delle quattro Ouverture “Leonora”op. 72b (1806) concepita da Ludwig van Beethoven per la sua opera Fidelio. Tra il direttore giapponese Yutaka Sado (per anni allievo di Bernstein e in seguito assistente di Ozawa) e l’orchestra tedesca (che a novembre compierà 65 anni di attività) si nota da subito una grande sintonia, risultato anche dell’intenso lavoro compiuto per preparare la tournée che li vedrà protagonisti in Giappone (dal 22 ottobre al 6 novembre) assieme al pianista  Evgeni Bozhanov.

Il gesto di Sado è molto chiaro e calibrato, mai esagerato, volto alla cura dei minimi dettagli che fanno ben emergere la ricchezza tematica e timbrica della partitura beethoveniana. Un’ esecuzione impeccabile, in cui la cifra fondamentale è data da un progressivo crescendo che esplode di maestosità beethoveniana solo alla fine del brano. La sinergia tra direttore e orchestra si riscontra anche nella seconda opera in programma, la Sinfonia n. 86 in re maggiore Hob I:86 (1786) di Haydn, autore caro a Yutaka Sado essendo stato il suo primo banco di prova nel debutto a Tokio con la New Japan Philharmonic.  Lascia da parte la bacchetta e dalle sue mani esce un Haydn molto elegante, equilibrato, “witzig” (scherzoso) al punto giusto sia per l’orchestra, che risponde prontamente e magnificamente ad ogni gesto del direttore, che per la parte di pubblico che ha la possibilità di godere anche della  divertente ed intensa mimica facciale del direttore.

Il momento più atteso della serata è però l’esecuzione di Joshua Bell del Concerto per violino e orchestra di Cajkovskij op. 35 (1878). Il violinista americano non ha di certo bisogno di lunghe presentazioni: nato a Bloomington (in Indiana), sale sul palco come solista già a 14 anni con Philadelphia Orchestra diretta da Riccardo Muti. Affianca all’intensa carriera concertistica, quella didattica (è visting professor alla Royal Academy of Music di Londra) e quella in sala di registrazione (a breve uscirà “French Impressions” in duo con il pianista Jeremy Denk). Vincitore di numerosi Grammy Awards e riconoscimenti internazionali, è noto al grande pubblico non solo per le sue doti di virtuoso e di adone della musica classica (è stato definito dalla rivista “People” uno dei 50 uomini più affascinanti del mondo) ma anche per essere stato protagonista dell’esperimento “musical-sociologico” presso la fermata della metropolitana di Washington (maggio 2007).

Con il suo Stradivari del 1713 “Gibson ex Hubermann” Bell riesce ad incantare il pubblico a partire dalla prima nota: tecnica strabiliante, suono controllato e grande precisione unite a brillantezza e grande musicalità. Purtroppo la sintonia tra direttore-orchestra e solista non si realizza fin da subito: la DSO risulta un po’ sottotono e non riesce ad emergere nei momenti di grande liricità che caratterizzano il primo movimento del concerto (Allegro moderato). Decisamente meglio il secondo movimento (Canzonetta. Andante) che confluisce senza soluzione di continuità nel terzo movimento (Finale. Allegro vivacissimo) in cui la tensione si distende e gli equilibri si ripristinano: si può finalmente parlare di dialogo musicale. Se l’orchestra delizia la platea con sontuose sonorità, Joshua Bell si riconferma grande ammaliatore, sempre intenso, comunicativo, carismatico, limpido.

La reazione del pubblico è decisamente entusiastica e nonostante il violinista non sembri disposto a concedere un bis, grazie alla tenacia del centinaio di persone rimaste in sala (in prima linea il pubblico femminile, per la cronaca) Bell ritorna sul palco congedando la platea con un “souvenir americano”: si tratta delle variazioni sul tema della famosa canzone popolare americana “Yankee Doodle”, brano a cui è affettivamente molto legato, come spiega in questo video

Per la gioia del pubblico berlinese, Joshua Bell tornerà alla Philharmonie il prossimo 27 novembre per eseguire il concerto di Sibelius con la Oslo Philharmonic Orchestra diretta da  Vasily Petrenko, e il 14 maggio 2012 in duo con il pianista Jeremy Derek.

Barbara Babic

©Riproduzione Riservata

Tags: Deutsches Symphonie OrchesterGroßer Saal BerlinoJoshua BellYutaka Sado
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Barbara Babic

Nata in Croazia nel 1987, cresce a Trento dove studia pianoforte e beni musicali. Dopo un periodo di ricerca alla Freie Universität e all'Akademie der Künste di Berlino, nel 2012 si laurea in musicologia presso l'Università degli studi di Milano con una tesi sulle musiche per il teatro berlinese di Erwin Piscator. Attualmente è dottoranda in musicologia presso l'Università di Vienna con un progetto sul Melodram viennese. Collabora con diversi enti musicali tra cui la Fondazione Concorso Pianistico Internazionale “Ferruccio Busoni” di Bolzano.

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Commenti 2

  1. simone says:
    15 anni fa

    complimenti !!!!!!!

    Rispondi
  2. Luca says:
    15 anni fa

    questo articolo è da paura signori, veramente bello…che talento questo autore…sono senza parole!

    Rispondi

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