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Semyon Bychkov a Torino

Attilio Piovano di Attilio Piovano
20 Gennaio 2013
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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Concerti • Il direttore d’orchestra russo è tornato sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai per un programma basato su Mozart, Ravel e Stravinskij


di Attilio Piovano


G radito e atteso ritorno di Semyon Bychkov sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale Rai per la stagione 2012/2013, a Torino (Auditorium Toscanini) giovedì 17 gennaio con replica il 18. Il clou con lo stravinskjiano Oiseau de feu salutato da applausi protratti e convinti, una vera ovazione, più che meritata, Orchestra Rai in gran forma con prime parti per lo più smaglianti, una concertazione attenta e scrupolosa, sonorità ora diafane e sognanti, per le zone più melanconiche, squisitamente russe, e sgargianti policromie, comme il faut, ritmi incisivi, stacco dei tempi perfetto e via elencando. Molti i dettagli che meriterebbero di essere rilevati. Ne sottolineiamo uno solo, la conclusione che è sempre bisognosa di estreme attenzioni: Bychkov ha saputo calibrare al millimetro dosando le forze dell’orchestra, sia nell’immane crescendo, sia sul piano dell’agogica, insomma stupendo e davvero efficace.
A centro serata il sublime raveliano Concerto in sol con il superesperto Jean-Yves Thibaudet, tocco elegante, perfetta intesa con l’orchestra, smaglianti atmosfere nei tempi estremi striati di influssi jazzistici e graffiante humour. Incastonata come una perla purissima la gemma dell’immateriale Adagio, con la melodia di immane bellezza che tanta fatica costò a Ravel (memorabili le parole di Marguerite Long al riguardo). Thibaudet la cesella con cura infinita, superato forse solo dalla grande Martha Argerich che in tale pagina riesce a regalare ancora un brivido in più. Un’unica annotazione, ma è un peccato veniale: quando il pianoforte indulge nelle deliziose broderies, “accompagnando” per così dire l’orchestra, in un paio di casi era un po’ troppo in ombra, in secondo piano sì, come vuole la partitura, ma forse si poteva giocare meglio sugli equilibri fonici… Piccole cose, d’altronde. Apprezzato bis ancora raveliano e si trattava della Pavane eseguita in modo stupendamente neoclassico, ed è giusto che sia così, spogliata di quegli eccessi di impressionismo, quelle alonate intederminatezze che taluni le appioppano e che invece le sono del tutto estranee; insomma, Thibaudet ha fatto ben capire che in questo Ravel ottocentesco c’è già tutto il futuro e lucido Ravel novecentesco del Concerto. Vera lezione di stile.
In apertura di serata Mozart e la Jupiter. E qui occorre essere molto schietti. Il successo di pubblico è stato grandissimo, con applausi insistenti e corposi, e chi ha sentito la diretta radiofonica lo ha percepito, è innegabile; ma verosimilmente ha compreso anche, con chiarezza (e non solo intuito) che non tutto era a posto, specie in apertura, scialba, priva di mordente. E allora gli applausi – vien da pensare – erano al capolavoro inossidabile ed eccelso, di certo. E dire che Bychkov è un grande, un grandissimo e l’OSN Rai è oggi a livelli di standard elevati. Lettura pulita, sì, e priva di quegli eccessi di demonismo preromantico che altri le infliggono, e priva anche di quegli orpelli rococò che talora la incrostano in maniera fastidiosa, e tutto questo va bene. Ma da Bychkov ci si poteva aspettare qualcosa in più. Anche nell’Andante dai colori pastello alla Watteau alcuni momenti parevano lasciati un po’ al caso. Le cose sono migliorate nel Minuetto e sensibilmente nel Finale del quale ancora una volta si è ammirata l’ingegnosità del fugato. E qui (ma solo qui, e questo spiega gli applausi scroscianti) l’orchestra ha dato l’impressione di serrare finalmente le righe e di coagularsi come invece non aveva fatto purtroppo nei primi tempi, talora parsi addirittura un poco slabbrati e dispersivi.

© Riproduzione riservata

Tags: Jean-Yves ThibaudetOrchestra Sinfonica Nazionale della RAIOSN RaiSemyon Bychkov
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Attilio Piovano

Attilio Piovano

Attilio Piovano (Torino, 1958), musicologo, scrittore e musicista, ha pubblicato (tra gli altri) Invito all’ascolto di Ravel (1995 e 2022), i racconti musicali La stella amica (2002), Il segreto di Stravinskij (2006) e L’uomo del metrò (2016 e 2020). Inoltre i romanzi L’Aprilia blu (2003) e Sapeva di erica, di torba e di salmastro (2009), la raccolta di racconti brevi Il quadrifoglio meccanico (2023) e il romanzo psicologico Il tatuaggio della farfalla (2024). Saggista e conferenziere, vanta collaborazioni con La Scala, Opéra Royal Liège, RAI, La Fenice, Opera di Roma, Lirico di Cagliari, Coccia di Novara, Carlo Felice di Genova, Petruzzelli di Bari, Teatro Nuovo ‘Giovanni da Udine’, Stresa Festival, Orchestra Camerata Ducale, Festival MiTo, Unione Musicale, Teatro Regio, Lingotto Musica, Politecnico di Torino. Titolare di Storia della Musica al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, è stato Direttore Artistico dell’OFT.

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Commenti 2

  1. attilio piovano says:
    14 anni fa

    … ma certo che non c’è nulla di male a dissentire, ci mancherebbe, anzi! Ben vengano i commenti, sempre e tutti, nessuno escluso! Mozart dunque e la Jupiter secundum By: so bene che Bychkov ha fatto un lavoro accurato, me lo hanno riferito alcuni professori d’orchestra, in genere mi informo, prima dopo e durante, un lavoro puntuale e – mi dicono – anche un filino defatigante. Mi pare che concordiamo su un fatto, è stato «scremato da molte incrostazioni alle quali siamo abituati» come sostiene giustamente Atos Canestrelli, ovvero «è stato privato di orpelli ecc.» come scrivo nella mia recensione. E questo va bene, va benissimo, mi pare peraltro si deduca dal mio ‘pezzo’; la mia critica (parzialmente) negativa è stata invece ad una certa innegabile dispersione, specie nei primi due tempi, che la sera di giovedì ho (abbiamo in molti) percepito assai netta (forse il venerdì le cose sono andate meglio…) certi momenti in cui l’insieme non c’era affatto, eccetera eccetera, e questa non è un’opinione personale e soggettiva, ma un dato riscontrabile ad esempio da chi ha ascoltato la diretta. Ravel: ad Atos Canestrelli non è piaciuto, e non gli è piaciuto soprattutto il bis (il venerdì, aggiungo, è stato eseguito il debussiano Clair de lune). Prendiamo atto e va benissimo la sua opinione. Pur tuttavia per correttezza professionale ed onestà intellettuale occorrere sempre specificare perché una interpretazione non ci piace (ovvero perché ci piace). Diversamente tanto vale dire: a me piace il blu, a me non mi piace il giallo ecc… Ravel è piaciuto moltissimo, ed anche il bis: ho conseguentemente cercato (almeno mi pare) di motivare la mia posizione, e non sto a ripetere quanto ho scritto… Tutto qui. Detto questo il fascino della musica consiste (anche) nel fatto che continuamente ci interroga e ci fa esercitare le nostre capacità di analizzare, scandagliare, emozionarci e molto altro ancora. e questo è bellissimo. da ultimo, con un pizzico di auto ironia) ed anche umiltà), mi vien da pensare a Malipiero ed anche a Stravinskij che sostenevano a buon diritto quel quid di soggettivo insito nella criitca stesso (soggettivo che non significa arbitrario) ed anche mi sovviene il buon Savinio che scriveva in Scatola Sonora: «chi ha detto che la sola funzione della critica è di criticare?» Se una recensione fa riflettere e discutere significa – mi pare – che un’esecuzione ci ha smossi, ci ma innescato emozioni… e questo è positivissimo… Se ci fosse scivolata via come l’H2O della doccia… beh ecco… avremmo sprecato la serata… non è così?

    Rispondi
  2. atos canestrelli says:
    14 anni fa

    Credo di aver assistito ad un altro concerto…..Jupiter straordinaria, il pianista non mi è piaciuto, soprattutto il bis!
    Mozart è stato sottoposto ad un’analisi accurata ed è vero che ha scremato molte parti da incrostazioni alle quali siamo abituati, proprio per questo ho trovato l’esecuzione e la concertazione straordinarie.
    Non credo ci sia niente di male Attilio, ma dissento dalla tua opinione.
    Atos

    Rispondi

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