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«Die Soldaten», dramma delle solitudini

Bianca De Mario di Bianca De Mario
21 Gennaio 2015
in OPERA
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Home OPERA
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L’opera di Zimmermann in scena alla Teatro alla Scala con successo. Ottima la direzione di Ingo Metzmacher e la regìa di Alvis Hermanis


di Bianca De Mario foto Brescia e Amisano


SI ESCE DA TEATRO DIVERSI. Die Soldaten di Bernd Alois Zimmermann è un’opera a cui non si può restare indifferenti, un’opera che scuote la coscienza, la prende a pugni. Frutto di una coproduzione con il Festival di Salisburgo, dove è stato rappresentato nel 2012, questo allestimento ha, fra i vari pregi, quello di aver portato per la prima volta alla Scala un colosso del teatro musicale novecentesco. Il secondo spettacolo della nuova stagione diretta da Alexander Pereira (in scena il 20, 25, 27, 31 gennaio e il 3 febbraio) ci trascina in un vortice infernale di sofferenze e abomini.

Gli ingredienti di questo amaro cocktail sono dosati con estrema cura. La partitura, che Zimmermann iniziò nel 1957 e concluse solo sette anni dopo, prevede venticinque solisti, centododici professori d’orchestra tra cui quindici percussionisti – disposti “stereofonicamente” tra la buca, i palchi doppi e la sala prove – e un complesso Jazz Combo di quattro elementi. Il libretto non è da meno: Zimmermann adatta in quattro atti (svariate scene, rappresentazioni, couplets e notturni) il dramma che Jakob Michael Reinhold Lenz scrisse nel 1775, in pieno Sturm und Drang. L’azione è ambientata nelle Fiandre francesi, in un’epoca indefinita: «ieri, oggi e domani», un’indicazione che immediatamente rimanda alla circolarità del tempo, all’idea di una spirale discendente.

La vicenda, nella sua crudeltà, è in realtà molto semplice: Marie Wesener, lusingata dalle profferte amorose del barone Desportes e abbagliata dalla possibilità di un’ascesa sociale, si lascia sedurre dal nobile, lasciandosi alle spalle la promessa di matrimonio stretta con Stolzius. Quando Desportes si stancherà di lei, ne farà «la puttana dei soldati». Nemmeno il sostegno della Contessa de la Roche servirà a ridare dignità a Maria che, cadendo nuovamente nella tela del ragno, finirà a chiedere l’elemosina per la strada, dove nemmeno il padre sarà in grado di riconoscerla.

Ma non è tutto. Ingo Metzmacher, alla guida dell’Orchestra della Scala, dà una lettura decisa e travolgente delle pagine di Zimmermann: un ritmo ferreo si delinea sempre chiaramente sotto quelle imponenti masse sonore in cui risuonano reminiscenze che vanno da Bach a Berg, dal barocco strumentale al jazz. Il cast dà il meglio di sé: la Marie di Laura Aikin raggela e commuove al tempo stesso per la sua bravura; Daniel Brenna sa incarnare un Desportes smanioso e detestabile; succube sino al patologico è lo Stolzius di Thomas E. Bauer, iperprotetto da una madre, Renée Morloc, che è una vera mantide. Difficilissime le pagine della Contessa de la Roche, qui interpretata da Gabriela Beňačkova, con voce ormai leggermente incrinata e tuttavia compensata da un’interpretazione impeccabile. Notevole anche il Wesener di Alfred Muff.

La regia del lèttone Alvis Hermanis non si risparmia (e non ci risparmia), cercando di tradurre visivamente tutto ciò che compare in partitura: la simultaneità dei diversi piani creati dal compositore, la solitudine degli individui nella violenza della collettività. Hermanis e Uta Gruber-Ballehr creano così le stanze dei soldati e le giostre dei cavalli tra le vetrate di questa Felsenreitschule – il teatro di Salisburgo che era un tempo scuola estiva di equitazione. Scene esplicite di voyeurismo avvengono dietro a queste finestre o in una gabbia di vetro in cui donne-oggetto vengono esposte al ludibrio e al godimento pubblico. I costumi di Eva Dessecker ammiccano al tardo Ottocento, epoca cui appartengono i bellissimi dagherrotipi erotici proiettati dal giovane Sergey Rylko.

Se a volte il significato di certe scelte non convince del tutto, come le ripetute scene nel fieno (fieno che sarà il feto simbolico e allucinato del doloroso parto di Marie), non si può negare che la regìa sia pienamente riuscita. In particolare il finale, una botta allo stomaco: risuona ancora nelle nostre orecchie l’eco del Pater noster con il suo «libera nos a malo», comincia la marcia di un tamburo, amplificato fino al frastuono. Le luci si abbassano e dietro all’urlo di Marie, un ultimo dagherrotipo: la foto di una ragazza nuda, dolce nella sua innocenza, appoggiata ad una croce e con una coroncina di spine sulla testa.

E se durante la rappresentazione gli applausi sono stati piuttosto tiepidi, il pubblico scaligero chiama a gran voce i protagonisti di questo spettacolo. Sorprende positivamente il fatto che questa regìa, così forte ed esplicita, sia acclamata con entusiasmo alla Scala. Ciò che di questo dramma ha colpito il pubblico ieri, è forse ciò che aveva colpito Zimmermann: non tanto (o non soltanto) l’attualità dell’argomento o la critica sociale del dramma di classe, quanto «il fatto che gli esseri umani […] siano rinchiusi in una situazione esemplare a partire dalla quale essi subiscono, in fondo innocentemente, eventi ai quali non possono fuggire». Siamo anche noi, come questi soldati, in balia degli eventi? Forse sì. Ma forse, almeno per questa volta uscendo da teatro, potremo provare a guardare il mondo in modo diverso.

Tags: Bernd Alois ZimmermannDie SoldatenIngo MetzmacherRenée MorlocThomas E. Bauer
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Bianca De Mario

Bianca De Mario

È assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Milano. Nel 2013 ha concluso un dottorato di ricerca in Comparatistica presso l’Università degli Studi di Siena, con una tesi sull'opera seria settecentesca tra drammaturgia e regia. Ha studiato pianoforte e recitazione e condotto alcuni periodi di studio in Francia e negli Stati Uniti. Collabora con enti musicali e teatrali e centri di ricerca.

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Commenti 1

  1. Renato Verga says:
    12 anni fa

    A Salisburgo mi aveva colpito l’uso geniale dello sterminato boccascena della Felsenreitschule, qui a Milano ripiegato su due piani! Ecco la mia recensione di quello spettacolo che ora è su dvd:
    http://operaincasa.com/2014/06/18/die-soldaten/

    Rispondi

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