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La cupa Winterreise di Gerhaher e Huber alla Scala

Luca Chierici di Luca Chierici
16 Gennaio 2019
in CONCERTI, RECENSIONI
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Home RECENSIONI CONCERTI
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di Luca Chierici foto © Jim Rakete – Sony Classical


Innanzitutto una precisazione: quanti eredi (più o meno legittimi) di Fischer-Dieskau esistono al mondo? Tanti, a giudicare dalla sicurezza con la quale questo o quel baritono che ha seguito corsi di perfezionamento con il grande predecessore viene indicato come “il” depositario di tanto verbo. Eravamo rimasti, nel conteggio, a Matthias Goerne, che peraltro è stato l’applauditissimo protagonista di un recital scaligero nel 2014. E Goerne aveva accantonato la figura piuttosto ingombrante di un altro divo, Thomas Quasthoff, che tra i tanti meriti non aveva certo quello di una raffinatezza di eloquio paragonabile a quella dell’immortale Dietrich. Un’altra precisazione: è corretto presentare Winterreise con lo stesso volume di suono e con gli stessi accenti in una piccola sala adatta per la musica da camera e in un teatro enorme come la Scala? Evidentemente no, ma questo è un particolare che viene dimenticato da molti protagonisti del concertismo di oggi, soprattutto pianisti e violinisti, incapaci di trasmettere il suono con una intensità parametrata al luogo nel quale si stanno esibendo, o convinti che il suono “vero” sia quello che proviene dalla casse di un impianto hi-fi che legge un cd di buona fattura.

Di voce, di bella voce, Christian Gerhaher ne ha a sufficienza e se la sua interpretazione del capolavoro schubertiano è chiaramente rivolta a sottolineare il carattere intimistico di un testo che può davvero essere letto in maniere molto differenti tra loro, non mancano nella sua dizione accenti che aiutano l’ascoltatore a percepire nel dettaglio il senso del lungo racconto.

Un racconto che necessita però la presenza di un grande pianista, in totale sintonia con il canto, e rispettoso delle indicazioni presenti nello spartito. Di accenti a supporto dei caratteri narrativi del ciclo se ne sono ascoltati pochi, vuoi perché il pianista – Gerold Huber – non riusciva a proiettare sufficientemente il suono, vuoi perché (temo sia questa la spiegazione) la portata di questi accenti veniva spesso fraintesa e ricondotta a un segno quasi trascurabile. Peccato, perché la serata avrebbe potuto dare maggiori emozioni e tutta la responsabilità del progetto non avrebbe dovuto pesare solamente sulle qualità di Gerhaher. Non esiste un solo pianista, nella storia dell’interpretazione di Winterreise, che non abbia dato voce a questi accenti, che sono necessari quanto lo è il canto anche perché l’arte di Schubert è fatta spesso di cose non dette esplicitamente ma che devono essere doverosamente sottolineate dagli interpreti appoggiandosi a quanto scritto e a quanto suggerito dalla condotta armonica, ritmica, dal disegno della frase. Vi sono state letture fin eccessive da questo punto di vista: si pensi all’esperimento Pollini-Fischer-Dieskau a Salisburgo, dove il grande baritono quasi doveva fare a gara con un pianismo dai toni troppo forti. Ma è meglio un leggero eccesso che un accompagnamento piuttosto statico, spesso penalizzante e non in sintonia con la visione del solista di canto. Della Winterreise, in altre parole, si è solamente colto un sottofondo perenne di disperazione e di rassegnazione che è pur contraddetto da ampi squarci luminosi, giustamente sottolineati dai grandi interpreti. E neanche la disperata cantilena del Leiermann ha però concluso in maniera vibrante il ciclo, quasi fossimo di fronte a un fuggevole corollario che non rendeva appieno il tragico appello del Wanderer schubertiano.

Tags: Christian Gerhaher
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Luca Chierici

Luca Chierici

Luca Chierici, nato a Milano nel 1954, dopo la maturità classica e gli studi di pianoforte e teoria si è laureato in Fisica. Critico musicale per Radio Popolare dalla fine degli anni '70 e per Il Corriere Musicale dal 2012, collabora alle riviste Musica e Classic Voice dalla fondazione. È autore di numerosi articoli di critica discografica e musicale, di storia della musica e musicologia, programmi di sala e note di lp e cd per importanti istituzioni teatrali e concertistiche e case discografiche. Ha collaborato per molti anni alle riviste Amadeus, Piano Time, Opera, Sipario. Ha condotto Il terzo anello per Radiotre e ha implementato il data base musicale per Radio Classica. Ha pubblicato per Skira i volumi dedicati a Beethoven, Chopin e Ravel nella collana di Storia della Musica. Ha curato numerose voci per la Guida alla musica sinfonica edita da Zecchini e ha tenuto diversi cicli di lezioni di Storia della musica presso i licei milanesi. Nell'anno accademico 2016-2017 ha tenuto un ciclo di seminari di storia dell'interpretazione pianistica presso il Conservatorio di Novara (ciclo che è stato replicato per l'anno 2017-2018 al Conservatorio di Piacenza). Appassionato di tecnologia, ha formato nel corso degli anni una biblioteca digitale di oltre 140.000 spartiti e una collezione di oltre 70.000 registrazioni live. Nel 2007-2008 ha contribuito in qualità di consulente al progetto di digitalizzazione degli spartiti della Biblioteca del Conservatorio di Milano. Dal 2006 collabora alla popolazione del database della Petrucci Library (www.imslp.org).Dal 2014 è membro della Associazione nazionale Critici musicali.

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