di Monika Prusak
Un’apertura simbolica e audace, quella della Stagione 2025-26 del Teatro Nazionale di Opera e Balletto di Vilnius, che recupera un’opera di rara esecuzione: I lituani di Amilcare Ponchielli. Il libretto di Antonio Ghislanzoni si basa sul poema narrativo Konrad Wallenrod di Adam Mickiewicz, esponente di spicco del romanticismo letterario polacco. L’opera, dal forte tono patriottico, racconta le vicende di un giovane lituano che, infiltrandosi sotto mentite spoglie nell’Ordine Teutonico, riesce a liberare la Lituania dall’oppressione.
Il poema fu scritto da Mickiewicz nel 1828, in un periodo in cui la Polonia non esisteva come stato indipendente, essendo divisa tra Russia, Prussia e Austria a causa delle spartizioni. Ambientato nel Medioevo, il testo mostra il protagonista combattuto di fronte a scelte difficili che lo porteranno al suicidio. Nonostante il profondo dilemma morale che sollevò, il poema divenne presto un punto di riferimento per i patrioti polacchi dell’epoca, coniando un nuovo concetto legato all’astuzia del protagonista, il “wallenrodismo”.

Ghislanzoni trasse dal testo di Mickiewicz un’opera in tre atti musicata da Ponchielli tra il 1873 e il 1874, con una revisione l’anno successivo alla prima esecuzione assoluta, avvenuta al Teatro alla Scala il 17 marzo 1874. Il libretto si presentò subito ambizioso, ma il soggetto risultò piuttosto ermetico e di difficile comprensione. L’opera non fu giudicata riuscita nemmeno dal punto di vista dell’orchestrazione, a cui si rimproverò un’eccessiva complessità. Di conseguenza, scomparve quasi totalmente dai cartelloni.
Eppure, ascoltando I Lituani oggi, se ne apprezzano diversi aspetti, a partire dalle scelte strumentali di una scrittura fresca e inedita e da alcune sonorità che anticipano nettamente quelle future di Giacomo Puccini. Non può passare inosservato il grande talento di Ponchielli per la scrittura corale, che alterna la densa trama romantica a una più scarna ma non meno originale, caratterizzata da canti a cappella tipici dei paesi dell’Europa dell’Est.
Hugo De Ana ha optato per una rappresentazione storica a tutti gli effetti, ma resa con un’estetica da film in costume o animazione, con scene e costumi da lui disegnati e perfettamente integrati nella vicenda. Il regista argentino ha preferito tonalità cupe, ricreando sapientemente gli ambienti e i paesaggi in bianco e nero, e affidando ai costumi dei personaggi e ad alcuni espedienti teatrali il compito di illuminare le scene con colori vibranti e luminosi. La bellezza delle scene è stata supportata da un ottimo design di luci di Valerio Alfieri e dalle proiezioni video di Sergio Metalli, che tuttavia sono apparse un po’ troppo ridondanti per essere apprezzate appieno. Indimenticabili le scene con lo sfondo del mare, sia calmo che in tempesta, e i paesaggi nebbiosi con temporale.
Tra i protagonisti, spicca la figura di Aldona, principessa lituana interpretata in maniera distinta da Sandra Janušaitė, che ha donato al personaggio linearità e fermezza degne di una futura regina. Meno incisivi, ma comunque ben presenti sulla scena, i personaggi maschili: Liudas Norvaišas in Albano, Steponas Zonys in Arnoldo e Alfredas Miniotas in Vitoldo. Non ha convinto invece il personaggio di Walter/Corrado interpretato da Kristian Benedikt, la cui voce non ha retto bene la parte, né per la resistenza né per l’intonazione.
Sul podio, il direttore Ričardas Šumila ha guidato l’orchestra del LNOBT con disinvoltura e un’ottima resa di insieme. Una nota di merito va al direttore del coro Česlovas Radžiūnas per l’eccellente preparazione dei cori e a Michele Cosentino per le coreografie. Hugo De Ana ha confermato che l’opera storica ha ancora posto nel cartellone e nel cuore degli ascoltatori, una missione non facile, considerata la situazione mondiale satura di conflitti politici e bellici. Riportare questi testi alla luce è importante, soprattutto per le nuove generazioni che spesso ignorano i fatti storici perché troppo distanti dalla loro esperienza personale.






















