di Luca Chierici
La posizione de La fille du Régiment all’interno della produzione donizettiana è piuttosto peculiare perché si tratta di un titolo nato per entrare nel gioco francese dell’opéra comique, e a propria volta verrà imitato da decine di compositori per tutto l’ottocento.
Scritta per Parigi e andata in scena nel 1840, molto osteggiata dai musicisti francesi che, con a capo Berlioz, si sentivano minacciati dal successo di un compositore italiano nella capitale, La fille conobbe un successo dapprima contrastato (famosa la stroncatura da parte di Berlioz) e addirittura un mezzo fallimento con la prima esecuzione scaligera dell’ottobre 1840, ovviamente in lingua italiana. Riapparsa in teatro non così di frequente oggi è presentata con un cast di tutto rispetto e con la regia e i costumi di Laurent Pelly (ripresa da Christian Räth). L’originale in lingua francese è stato dunque riproposto alla Scala a diciott’anni di distanza da una precedente versione firmata Zeffirelli. Quella odierna discende da una ricostruzione dell’allestimento del Grand Teatre del Liceu di Barcellona, in coproduzione con il Metropolitan, il Covent Garden e la Wiener Staatsoper, dunque uno spettacolo ben rodato che è stato a lungo applaudito da un pubblico che gremiva la sala. Il cast, guidato con buona mano ed energia da Evelino Pidò, vedeva come protagonisti assoluti la Marie di Julie Fuchs, un ruolo dove belcanto e recitazione richiedono al soprano il massimo impegno, e il Tonio di Juan Diego Flórez, che aveva già ricoperto il ruolo con grande successo nell’edizione scaligera del 2007 e che qui ha fatto un poco rimpiangere la freschezza della voce di quasi vent’anni fa anche se si è potuto apprezzare senz’altro l’approfondimento del personaggio davvero ostico. Non c’è stato in ogni caso il bis della famosa aria “Ah mes amis” con i do ripetuti all’acuto (perfettamente in tono), come era avvenuto nelle recite del 2007. Pietro Spagnoli è entrato nel personaggio di Sulpice con il brio dovuto alla parte. Géraldine Chauvet è stata una perfetta Marchesa di Berkenfield mentre la imperitura Barbara Frittoli ha impersonato il ruolo della Duchessa di Krakenthorp con la giusta vis comica. Sempre ad hoc il coro, che qui riveste una parte importantissima, guidato da Alberto Malazzi.
La regia di Pelly sposta l’ambientazione dalle campagne napoleoniche alla prima guerra mondiale senza disturbare più di tanto lo svolgimento della vicenda, piuttosto semplice. Le scene di Chantal Thomas utilizzano come sfondo enormi carte geografiche dell’Europa e della Francia, e si ricordano particolarmente nella scena tutta boiserie del castello della Duchessa di Krakenthorp, dove avverrà lo scioglimento della vicenda e l’unione tra Tonio e Marie.























