di Luca Chierici
Per la nuova produzione di Così fan tutte alla Scala il regista Robert Carsen, nuovo a questo titolo ma di provata esperienza per le altre due opere della trilogia Mozart-Da Ponte, ha scelto di sposare una interpretazione piuttosto singolare e ben trovata.
Si gioca qui sull’indagine della natura umana ai tempi della società dello spettacolo, e in particolare dei cosiddetti reality show alla “Temptation Island” noti anche a certo pubblico italiano. Carsen sottolinea l’importanza del sottotitolo dell’opera mozartiana (“La scuola degli amanti”) dove la messa alla prova della fedeltà coniugale non è solamente a carico dei due fidanzati maschili, come vuole la classica interpretazione del libretto, ma coinvolge anche le due amanti femminili, con un gioco che ambedue i sessi operano nel tentativo di conoscere meglio le proprie pulsioni. In pratica Dorabella e Fiordiligi studiano la personalità dei “nuovi” amanti turchi scoprendo qualità che i veri fidanzati non hanno. In questo contesto Despina e Don Alfonso diventano i conduttori dello show, con i ruoli rispettivamente di una factotum che ironicamente conduce il gioco e di uno stratega che ne osserva i risvolti. Così fan tutte diventa quindi non un’opera misogina che addossa alle due ragazze tutta la responsabilità del tradimento bensì un luogo dove anche i personaggi maschili saggiano la propria disponibilità verso le nuove compagne. In ogni caso viene sottolineata la componente giovanile, la sessualità prorompente delle due coppie, mentre Don Alfonso non può far altro che osservare in maniera distaccata lo svolgersi dei tradimenti. Dal canto loro Elsa Dresig (Fiordiligi) e Nina van Essen (Dorabella) danno vita a due personaggi consci della loro attraente bellezza e felici di cadere nella trappola amorosa, ma anche Luca Micheletti (Guglielmo) e Giovanni Sala (Ferrando) alla fine sembrano caduti nello stesso inganno macchinoso pensato da Don Alfonso.
La messa in scena dello stesso Robert Carsen e di Luis F.Carvalho (quest’ultimo anche autore dei costumi) utilizza una piattaforma girevole che di volta in volta riproduce più ambienti (efficacissimo quello che raffigura una portaerei per la partenza di Guglielmo e Ferrando per la “bella vita militar”) e che ospita mimi e coro anch’essi protagonisti delle vicende che muovono il soggetto. Il direttore Alexander Soddy cerca di seguire questo parziale stravolgimento degli equilibri con ottimo nerbo, sottolineando sia le parti briose che quelle più notturne che accompagnano gli stati d’animo dei quattro amanti. Molto buono il Don Alfonso di Gerald Finley e perfetta la Despina di Sandrine Piau, esente dai birignao che in molte messe in scena del Così affliggono il suo ruolo quando impersona il medico e il notaio.
Al termine della recita il pubblico ha decretato un grande successo per tutti i cantanti, con un particolare merito alla Dorabella di Nina van Essen e alla Fiordiligi di Elsa Dreisig, e applausi finali – senza riserva alcuna – a regista, scenografo, costumista, coreografa (Rebecca Howell) e addetto ai video molto gradevoli (Renaud Rubiano). Più in dettaglio, però, la Dreisig ha denunciato una mancanza di volume sonoro nella regione grave, in particolare nella sua aria forse più famosa («Come scoglio»). Nina van Essen ha convinto soprattutto in «Smanie implacabili» e nel Rondò «Per pietà, ben mio, perdona». Della Despina di Sandrine Piau nulla da ridire per quanto riguarda la parte attoriale, ma in passato si sono ascoltate in questo ruolo cantanti ben più frizzanti e convincenti. Luca Micheletti è stato un Guglielmo molto efficace, più del compagno di disavventure (il Ferrando di Giovanni Sala). Poco convincente nella sua parte è stato invece Gerald Finley, che si è limitato a gestire il complesso ruolo di Don Alfonso senza dare al suo canto inflessioni che andavano al di là della algida correttezza.























