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Pregiudizi in musica

Rosario Vigliotti di Rosario Vigliotti
4 Dicembre 2012
in Lapis Roulant
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Home Lapis Roulant
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Psicologia • Prendendo spunto da un libro di Malcolm Gladwell, una riflessione sull’influenza delle idee preconcette in ambito professionale. In evidenza, il caso specifico delle assunzioni in orchestre europee e americane


di Rosario Vigliotti


I pregiudizi prescindono da qualsiasi coerenza e rispettano solo i dettami della loro insana logica. Nascono dal comune modo di confrontarsi con la realtà di un gruppo nei confronti di un altro gruppo, e come forma di pensiero e di ragionamento appartenente ad una data cultura plasmano in modo inconsapevole la propria produzione culturale. Vanno dal colore della pelle al sesso, dal ceto al credo religioso, ma investono anche la provenienza geografica, e sono duri a morire. Portano ad accettare o a rifiutare inconsapevolmente la validità di una dichiarazione non in base alla forza degli argomenti ma in forza delle proprie idee preconcette.

Come racconta Malcolm Gladwell in Ascoltare con gli occhi, capitolo conclusivo di In un batter di ciglia. Il potere segreto del potere intuitivo (Mondadori 2005), nell’estate del 1980 la giovane suonatrice di trombone Abbie Conant (nella foto sopra) si propose ad undici orchestre di tutta Europa. Risposero soltanto i Münchner Philharmoniker. Accanto al suo nome, sulla busta, trovò scritto Herr e non Frau. L’audizione si tenne al Deutsches Museum di Monaco di Baviera. I trentatré candidati avrebbero suonato dietro un paravento, invisibili alla giuria, perché uno di loro era figlio di un membro dell’orchestra. La Conant aveva il numero sedici ed eseguì il Concertino per trombone e orchestra di Ferdinand David, del quale gracchiò solo una nota. Appena lasciò la sala, il direttore musicale dei Philharmoniker, Sergiu Celibidache, dichiarò che era il candidato giusto e che non c’era bisogno di ascoltare i rimanenti diciassette. Quando i membri della giuria chiesero alla Conant di rientrare in sala, furono quasi colti da uno choc: il prescelto era una donna. Nessuna donna poteva suonare così bene il trombone, uno strumento considerato maschile.

Nel mondo della musica classica tali idee preconcette non erano nuove. Subito dopo la Seconda guerra mondiale, un’audizione dietro un sipario tenuta dai Wiener Philharmoniker aveva incoronato migliore musicista un giapponese (allora si riteneva impossibile che un musicista nato nel Paese del Sol Levante potesse suonare con fedeltà e sentimento la musica composta da un europeo). La Conant superò brillantemente le altre due prove all’audizione dei Münchner Philharmoniker, ma nel maggio dell’anno dopo si vide retrocessa a secondo trombone e il ruolo di trombone solista fu assegnato a un uomo. Ne nacque una disputa legale. L’orchestra, nella propria difesa, argomentò che la musicista non possedeva la necessaria forza fisica per dirigere la sezione tromboni. Fu così sottoposta a prove mediche per misurare la capacità di assorbire ossigeno nel sangue e per l’esame del torace, ma risultò ben al di là della media, al punto che un’infermiera le chiese se non fosse per caso un’atleta. La causa legale non terminò, l’orchestra l’accusò di «una carenza di fiato percepibile» nell’assolo di trombone del Requiem di Mozart. Cinque anni dopo, però, la Conant ebbe la meglio facendo valere un argomento inconfutabile: nella prima audizione era stata giudicata idonea dopo essere stata ascoltata in condizioni d’assoluta obiettività (per il resoconto completo della vicenda di Abbie Conant si rimanda al sito di William Osborne, suo marito).


Negli ultimi trentacinque anni, grazie all’introduzione di paraventi nelle audizioni, il numero di donne nelle maggiori orchestre statunitensi è quintuplicato


Negli ultimi decenni negli Stati Uniti si è avuta una rivoluzione nel campo della musica classica. Gli orchestrali hanno costituito un sindacato che si batte anche per assunzioni eque: i candidati sono identificati da numeri e non da nomi, paraventi separano la giuria dai musicisti, che devono obbligatoriamente camminare su tappeti ed evitare qualsiasi verso (come tossire o schiarirsi la voce), pena vedersi cambiare numero e ordine nell’audizione. Un musicista non è un attore. «Alcuni danno l’impressione di suonare meglio di come suonano realmente perché hanno l’aria sicura e una buona postura», osserva nel libro di Gladwell un musicista che ha assistito a diverse audizioni. «Altri hanno un aspetto goffo, ma suonano meravigliosamente… L’audizione ha inizio il primo istante in cui il candidato fa la comparsa. Pensi: chi è questo idiota? Oppure: ma chi si crede di essere questo qui?  E solo per come cammina con in mano lo strumento». Negli ultimi trentacinque anni, grazie all’introduzione di paraventi nelle audizioni, il numero di donne nelle maggiori orchestre statunitensi è quintuplicato.

L’essere umano è dotato della facoltà di farsi un’idea di qualcosa o di qualcuno «in un batter di ciglia», un’attività di cognizione rapida che può rivelarsi indispensabile nei momenti d’emergenza, ma che può essere condizionata dai pregiudizi e dalla fretta. È naturale per noi associare al genere maschile il nome Matteo e a quello femminile il nome Barbara, mentre lo è meno accostare nomi femminili alla parola carriera e nomi maschili alla parola famiglia. Per questo lo scrittore statunitense  invita i lettori a sottoporsi al Test d’Associazione Implicita (Implicit Association Test) messo a punto nel 1998 dall’Università di Harvard. Come recita la pagina di presentazione, «È risaputo che non sempre le persone esprimono chiaramente il proprio parere, e si sospetta che talvolta esse nemmeno lo conoscano chiaramente. Comprendere queste divergenze è un obiettivo importante della ricerca scientifica in psicologia». Regola numero uno per eseguire  correttamente il test, dare risposte rapide. In un batter di ciglia, appunto.

© Riproduzione riservata

Tags: Abbie ConantMalcolm GladwellMünchner PhilharmonikerSergiu Celibidache
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Rosario Vigliotti

Rosario Vigliotti

Ha interrotto gli studi di pianoforte all’età di dodici anni, ma è convinto di poterli riprendere prima di andare in pensione. Ama la musica, dalla Classica all’ Hard Rock, ma l’Heavy Metal lo mette piuttosto a disagio. Recita in una compagnia teatrale amatoriale e scrive per la rivista Amadeus.

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