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«Per la ricuperata salute di Ofelia», prima esecuzione italiana a Torino

Marco Testa di Marco Testa
3 Novembre 2016
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La cantata firmata Salieri-Mozart-Cornetti di recente ritrovamento sarà proposta all’Accademia Stefano Tempia. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico Guido Maria Guida


di Marco Testa


Nel più che celebre e celebrato Amadeus di Miloš Forman (1984), ma ancor prima nel Mozart e Salieri di Rimsky-Korsakov (1897) – inseritosi a sua volta nella strada tracciata dal Puškin autore dell’omonimo dramma del 1830 – viene perpetuata la leggenda di un Salieri avversario e anzi nemico acerrimo di Mozart, a cui il Veneto sarebbe stato a tal punto ostile da averne addirittura architettato l’assassinio. Tutto ciò, come seguita a ribadire la ricerca storico-musicologica, è da ritenersi pura leggenda, leggenda invero difficile da estirpare, annoverando tra i suoi propagatori lo stesso presunto carnefice, il quale durante uno dei suoi deliri in tarda età non esitò a proclamarsi sicario dell’autore del Don Giovanni. È invece con questi toni accorati che sul finire del 1823 egli si rivolse a uno dei suoi tanti allievi giunti alla fama, Ignaz Moscheles (che fortunatamente annotò i contenuti dell’incontro nei suoi diari): «Questa è l’ultima mia malattia, e perciò io le assicuro, in totale buona fede, che nulla v’è di vero in quell’assurda diceria – lei la conosce – che io avrei avvelenato Mozart. Ma no è perfidia, pura perfidia, lo dica al mondo, caro Moscheles, come glielo ha detto il vecchio Salieri, che presto morirà».

Ad ogni modo mentre da una parte, in base ai documenti in nostro possesso, si riteneva che la leggenda dell’avvelenamento di Mozart da parte di Salieri fosse frutto di pura invenzione, dall’altra lo zoccolo duro dell’opinione popolare, incitata da cinema e letteratura e votata a credere a versioni più seducenti rispetto al grigiore di una storia a volte più “banale” ma incardinata nello studio delle fonti (e non nelle sole fantasiose ipotesi), non ha mai abbandonato l’idea (o la seducente inconfessabile speranza) che di assassinio effettivamente si sia trattato. Ma se mai avvelenamento vi fu, fu quello causato dai fiumi di dicerie che ubriacarono un pubblico particolarmente disposto ad accoglierle.

Poi, meno di un anno fa, venne diffusa la notizia di una scoperta importantissima che contribuiva una volta di più a dissipare i dubbi facendo tremare il castello di supposizioni su cui la leggenda si reggeva: al Museo ceco di musica di Praga il musicologo e compositore tedesco Timo Jouko Herrmann riportò alla luce un brano composto a sei mani i cui autori erano un non meglio specificato Cornetti, quindi Wolfgang Amadeus Mozart e Antonio Salieri. Oggetto del ritrovamento era la cantata intitolata Per la ricuperata salute di Ofelia per voce e basso continuo e dedicata al celebre soprano Nancy Storace, cantante prediletta tanto di Mozart quanto di Salieri nonché, com’è noto, prima Susanna nelle Nozze di Figaro. Di questo lavoro a sei mani dava a suo tempo notizia il Wienerblättchen (26 settembre 1785), specificando che gli autori erano i «tre famosi Kapellmeister Salieri, Mozart und Cornetti»; che Cornetti, di cui oggi si sa assolutamente nulla (forse uno pseudonimo?) fosse indicato come berühmt, celebre, ci lascia quindi alquanto sorpresi. Il prossimo 7 novembre, nell’ambito della stagione dell’Accademia Stefano Tempia di Torino, la cantata verrà eseguita per la prima volta in Italia. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico dell’Accademia, Guido Maria Guida.

In apertura della stagione 2016-17 l’Accademia Stefano Tempia eseguirà, insieme a diverse altre composizioni di Antonio Salieri, la cantata Per la ricuperata salute di Ofelia, che verrà eseguita in Italia per la prima volta. Un onore, una responsabilità, ma forse anche un dovere considerando le finalità che l’Accademia si propone.

«La nostra esecuzione sarà la prima italiana. E poiché non si sa nulla di esecuzioni risalenti all’epoca in cui vissero i compositori, per il momento possiamo annoverarci tra i primi in assoluto, i terzi dopo Praga e Vienna. Effettivamente sin dall’epoca dell’omonimo fondatore L’Accademia ha sempre presentato delle prime assolute – perlomeno a Torino – di una certa importanza: vengono in mente le prime torinesi della Nona sinfonia di Beethoven o dello Judas Maccabaeus di Händel. Fa parte del patrimonio genetico della Stefano Tempia proporre opere consuete del repertorio ma anche composizioni inconsuete di autori non particolarmente conosciuti. È un tipo di ricerca musicologica che facciamo da molto tempo.»

guida
Guido Maria Guida

Entriamo nel merito della cantata.

«Si tratta di tre arie per voce e basso continuo. Noi eseguiremo, con Francesco Cavaliere al pianoforte e il mezzosoprano Chiara Osella, la parte realizzata da Timo Jouko Hermann [lo scopritore dell’inedito a Praga nel Museo ceco di Musica, ndr]. La parte del cembalo realizzata da Hermann è assai ben fatta ed è già stata eseguita a Praga. Per quanto riguarda l’edizione da noi adottata, lo spartito edito da Hofmeister riporta sia il basso continuo originale che la realizzazione dello stesso Hermann.»

E sul piano della struttura?

«La ripartizione originale delle parti, tre come si è appena detto, segue la scansione Salieri-Mozart-Cornetti; noi però abbiamo sovvertito l’ordine: inizieremo con Salieri, proseguiremo con Cornetti (pseudonimo o meno che sia), in quanto è obiettivamente la parte più debole, e termineremo con Mozart, che rappresenta invece la parte più interessante.»

A proposito dell’enigmatico Cornetti, qualcuno ha avanzato l’ipotesi che possa trattarsi di uno pseudonimo usato da Stephen Storace, fratello di Nancy, che era in effetti compositore.

«Qualcuno sostiene anche che potrebbe trattarsi dell’imperatore d’Austria [Giuseppe II, ndr], che aveva velleità musicali… Per il momento si tratta comunque soltanto di ipotesi. Ciò che mi sembra significativo è che il trait d’union dell’intera cantata è rappresentato, è assai importante ricordarlo, dal libretto di Da Ponte, librettista di Mozart ma anche di Salieri.»

Il personaggio Ofelia è presente in letteratura sin dai tempi di Sannazzaro, per non parlare di Shakespeare.

«Si ma in realtà in questo caso si tratta dell’Ofelia personaggio dell’opera La grotta di Trofonio di Salieri; lo stesso Salieri desiderava fosse Nancy Storace, guarita da un infortunio, a interpretare il ruolo di Ofelia. È interessante che questi due compositori, di cui si è sempre voluto sottolineare la presunta rivalità, abbiano composto entrambi un’aria per il loro comune soprano prediletto (oltretutto su un testo di un poeta che amavano molto entrambi). Salieri è stato un musicista importantissimo presso la corte di Vienna e i giovani musicisti che studiavano e operavano nella capitale asburgica non potevano certo ignorarlo. Tra l’altro in più di un’occasione diresse dei brani di Mozart. Ora è chiaro che la presenza di quest’ultimo a Vienna poteva rischiare di metterne in discussione la supremazia, ma detto questo tutto ciò che è stato affermato in seguito circa il loro rapporto è completamente inventato.»

Nella cantata come è amalgamato il tutto? Quanto è riconoscibile il contrassegno stilistico di ciascun compositore? Emerge una qualche uniformità di linguaggio?

«Sul piano del testo (un testo di tipo arcadico, descrittivo e celebrativo) bisogna dire che Cornetti e Salieri utilizzano la stessa strofa (Lascia la greggia, o Fillide), mentre Mozart ne utilizza un’altra (Quell’agnelletto candido). Il punto d’incontro è quindi il testo; sul piano prettamente musicale si riscontra una comunanza ritmica tra l’aria di Salieri e quella di Cornetti (somiglianza che certo discende dalla scelta della stessa strofa e dunque dello stesso metro), in cui prevale un ritmo alla siciliana, che nel Settecento era attinente a musiche di questo tipo. Sul piano melodico l’aria di Salieri è decisamente più interessante rispetto a quello di Cornetti. Per quanto riguarda Mozart, com’è tipico delle sue arie prevale in lui un senso di grande cantabilità.»

In vista del concerto l’Accademia ha organizzato una conferenza che si terrà presso il Conservatorio di Torino.

«Conferenza che interesserà la cantata ma soprattutto la figura di Salieri, poiché eseguiremo anche L’ouverture de L’Europa riconosciuta [l’opera che il 3 agosto 1778 inaugurò l’attività del Teatro alla Scala, ndr] nonché l’aria Quando più irato freme. Parteciperanno Elena Biggi Parodi, una delle massime esperte di Salieri, Paolo Gallarati, Ludovico Buscatti (consigliere nonché corista della Stefano Tempia) e Francesco Blanchetti.»

 

Tags: Guido Maria GuidaPer la ricuperata salute di Ofelia
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Marco Testa

Cresciuto nell'isola di Sant’Antioco, ha compiuto studi storici e archivistici parallelamente a quelli musicali. Già collaboratore della cattedra di Bibliografia musicale del Conservatorio di Torino e docente dell'Accademia Corale "Stefano Tempia" (guida all'ascolto/storia della musica), attualmente è docente di storia della musica presso IMUSE Torino e collabora con festival e istituti di ricerca. Autore di saggi e articoli pubblicati in riviste specializzate, lavora principalmente per l'Archivio di Stato di Torino e scrive su "Musica - rivista di cultura musicale e discografica" e su "Il Corriere Musicale".

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