di Monika Prusak
Un inizio troppo statico per una tempesta shakespeariana apre l’idea registica nuova, quella di Mario Martone, che cerca di dare alla protagonista femminile tragica, Desdemona, un carattere più forte e un atteggiamento diverso dalla sua solita immagine verdiana.
In parte ci riesce, grazie all’interpretazione disinvolta e convincente del soprano usbeco Barno Ismatullaeva e a quella carente, invece, del tenore azero Yusif Eyvazov. Eyvasov non regge vocalmente la parte del generale veneziano, rendendo la rappresentazione priva di carattere e dando più spazio alla notevole creazione di Jago interpretato da Nicola Alaimo.
Nella visione di Martone, che trasporta l’azione ai giorni nostri, Ismatullaeva affronta il ruolo complesso di una donna corretta, soldatessa al servizio del proprio marito, che comunque dovrà morire in seguito alle accuse di un presunto tradimento. La cantante usbeca propone una interpretazione coerente, coinvolgente dal punto di vista scenico e vocale, che svela la fragilità del personaggio soltanto alla fine, poco prima di essere uccisa. Martone decide di separare Otello dal corpo della moglie, lasciandolo senza la possibilità di piangere la sposa, ma ciò non riesce a dare forza sufficiente alla donna che rimane sconfitta dalla ingiustizia e dalla folle gelosia del protagonista.
Jader Bignamini propone una direzione corretta della partitura verdiana a parte qualche imprecisione negli ingressi del coro. Una nota va a Irene Savignano per la sua Emilia affrontata con grande sicurezza vocale e scenica e a Riccardo Rados nei panni di Cassio. Lo spettacolo gode delle bellissime scene minimal di Margherita Palli, rafforzate dalle luci impeccabili di Pasquale Mari. Ben assortiti anche i video di Alessandro Papa, che tuttavia avrebbero potuto dare più movimento ad alcune scene. Un tocco commuovente viene offerto dal Coro delle voci bianche.























