di Luca Chierici
Onegin è ancora protagonista alla Scala, dopo le realizzazioni di anni passati che avevano visto andare in scena le regie di Vick (2006) e di Tcherniakov (2009) e dopo la fantastica, indimenticabile performance della Freni nel 1986.

Non così felice, anche se giustificata dalle premesse dell’autore, è stata la regìa di Mario Martone con le scene di Margherita Palli. Martone ambienta nel primo atto la vicenda nella natura (ci aveva già pensato Vick) e riduce la casa dei Larin a una sola stanza isolata nei campi, piena di libri, che poi collasserà del tutto nel momento della sfida a duello tra Onegin e Lenskij.
È la stanza di Tat’jana, dove la protagonista si immerge “per tenersi a distanza dal mondo reale”, come afferma lo stesso regista, «fino a quando commette l’errore di vedere in Onegin, piombato dalla mondanità cittadina in quelle lande lontane, un personaggio dei suoi amati libri, e di immaginare l’amore con lui come una delle storie che la appassionano quando legge».

Non ci sono, quindi quelle grandi scene di balli sfarzosi innescati dalla musica di Čajkovskij che si vedono solitamente nelle scenografie di Onegin, ma una cruda realtà che parla di sentimenti, dell’assurda competizione tra Onegin e Lenskij (il classico duello tra i due è sostituito da una discutibile roulette russa), della metamorfosi finale del ruolo di Tat’jana.
Belle le scene, un poco fuori fase nell’atto secondo, pieno di militari, ridotte al nulla nel finale. I costumi di Ursula Patzak, moderni, sono anch’essi pensati sulla falsariga dell’idea primigenia del regista. Ci è sembrato in parte che l’interpretazione del direttore Timur Zangiev fosse più focalizzata su un “altro” Onegin, più classico e tradizionale, e su quello Zangiev portava avanti una onesta, scrupolosa concertazione. Non così per i ruoli principali, che si sono perfettamente adattati all’idea di Martone, soprattutto per ciò che riguarda i personaggi di Tat’jana, Onegin e Lenskij, cui hanno dato voce Aida Garifullina (vocalmente un poco sottotono) e soprattutto Alexey Markov e Dmitry Korchak, che hanno ricevuto diversi applausi a scena aperta.
Buoni i ruoli secondari tranne che nel caso del Gremin di Dmitry Ulyanov, con un azzeccato Triquet (Yaroslav Abaimov), una limpida ed entusiasta Ol’ga (Elmina Hasan) le brave Alisa Kolosova (Larina) e Julia Gertseva (la “njanja”). L’accoglienza finale del pubblico è stata complessivamente buona, tranne che per la componente registica e scenografica che è stata visibilmente fischiata.























