di Luca Chierici
Continuando un processo di riappropriazione del repertorio del ‘600 e del primo ‘700 che ha già visto andare in scena di recente La Calisto di Francesco Cavalli e Li zite ‘ngalera di Leonardo Vinci, la Scala ha finalmente ospitato, pure se in forma di concerto, un capolavoro di Jean-Philippe Rameau, l’Opéra-Ballet in un prologo e quattro entrées su libretto di Louis Fuzelier Les Indes galantes.
Eseguita per la prima volta il 23 agosto del 1735, l’opera ebbe vasta diffusione e rimase in cartellone complessivamente fino al 1773, per essere poi praticamente dimenticata per secoli e recuperata ai giorni nostri da complessi che hanno fatto rivivere la musica barocca francese.
Uno di questi complessi, la Cappella Mediterranea con il Choeur de chambre de Namur (diretto da Thibaut Lenaerts) fondati da Leonardo García Alarcón, con la partecipazione di un quartetto di voci che hanno coperto più parti ciascuna è stata protagonista di questo recupero portando l’esecuzione del raro titolo a incontrare un successo vivissimo dovuto sia all’eccellenza dell’esecuzione che alla novità di temi, di ensemble strumentali, di struttura stessa dell’opera se paragonata a titoli coevi propri della tradizione italiana.
Orchestra con strumenti originali, coro e cantanti sono stati situati in combinazioni ad hoc che vedevano la presenza di personaggi e strumentisti collocati in diversi punti della sala scaligera, introducendo anche in questo caso una novità che suscitava meraviglia pur con l’assenza di una scenografia vera e propria. L’opera, guidata con somma maestrìa da Leonardo García Alarcón, non era esattamente in forma completa: dopo un Prologo e cinque scene è stata la volta della prima entrée (Le Turc généreux) seguita dalla seconda (Les Incas du Pérou), una terza in forma abbreviata (Les Fleur) e la quarta (Les Sauvages) nota anche per una parte (Danse du grand calumet de la paix) diciamo così riciclata dall’autore a partire da una danse en rondeau che è oggi nota per fare parte del secondo libro dei Pièces de clavecin (la esegue spesso, al pianoforte, Grigori Sokolov). La compagnia di canto, come già accennato prendeva parte in vesti differenti alle quattro situazioni delle varie entrées. Il soprano Laurène Paternò ha dato voce ai personaggi di Amour, Phani, Fatime, Zima, il secondo soprano (Ana Quintans) vestiva i panni di Hébé, Émilie, Zaïre, Atalide; il tenore Mathias Vidal impersonava Valère, Don Carlos, Tacmas e Damon. Infine il basso-baritono Andrea Wolf era Bellone, Osman, Huascar, Ali, Don Alvar, Adario. Tutti e quattro hanno ricevuto applausi a scena aperta e vere e proprie ovazioni al termine dell’opéra-ballet. García Alarcón ha sottolineato l’importanza e la bellezza degli interludi orchestrali come la tempesta nella prima entrée, il terremoto nella seconda, la già ricordata Danza del calumet della pace nel quarto.























