di Luca Chierici
Secondo appuntamento del ciclo Rachmaninoff con Mikhail Pletnev, impegnato questa volta con il Concerto n. 2 in do minore op.18, un capolavoro scaturito dalla penna del compositore nel 1901 in seguito al provvidenziale ricorso alle cure del neurologo e psichiatra Nikolai Dahl, che aiuta Rachmaninov con i metodi di una rudimentale psicoanalisi mista a tecniche ipnotiche, a sbloccare la forma più grave di una patologia che rimarrà sempre latente lungo tutta l’esistenza del musicista.
Il Secondo concerto per pianoforte e orchestra viene eseguito per la prima volta dall’autore a Mosca il 27 ottobre 1901 sotto la direzione di Siloti. Il Concerto verrà poi presentato frequentemente a Parigi nell’ambito dei famosi Concert Russes organizzati da Diaghilev nel 1907 e concorrerà in misura eccezionale alla diffusione della fama di Rachmaninov come compositore e pianista. Non è necessario qui spezzare una lancia a favore della ricchezza melodica dei temi del secondo concerto, che hanno trovato collocazione persino nelle colonne sonore dei film (Breve incontro di David Lean). Del resto il Secondo concerto è costruito tenendo ben presente un effetto teatrale che non può sfuggire all’ascoltatore: basti pensare alla impressionante entrata del pianoforte nel primo movimento, con quella successione di accordi sempre più forti che evocano sonorità sinistre di campane a morto, e al tumultuoso accompagnamento che fa da sfondo alla esposizione del famosissimo primo tema esposto dagli archi.
L’elaborazione del Maestoso è tutta condotta attraverso l’alternarsi di vertiginosi effetti pianistici, che fanno da cerniera tra le diverse oasi liriche dove affiorano idee melodiche davvero indimenticabili. Il percorso dei tre movimenti del Concerto sembra via via indirizzarsi verso una visione luminosa e ottimistica: al primo tempo succede un Adagio sostenuto in mi maggiore, dal carattere essenzialmente lirico rotto solamente da una trascendentale fuoriuscita del solista, e infine un Allegro scherzando dove, attraverso un discorso pianistico che sembra proiettarsi in una galassia riservata a pochi eletti si giunge alla trionfale perorazione del secondo tema in do maggiore.
Mikhail Pletnev ha dato di questo Concerto una lettura del tutto introversa, costringendo il direttore Ryan McAdams a sottostare alla visione del pianista e offrendo al pubblico un magnifico resoconto di questo capolavoro, seguito da un commovente bis tratto da un Notturno dello stesso Čajkovskij.
Mcadams ha in seguito offerto una buona resa della Quinta sinfonia, dove le potenzialità dell’orchestra dei Pomeriggi è uscita allo scoperto in tutta la sua magnificenza. Applausi a non finire per i protagonisti di questo programma che resterà negli annali delle stagioni dei Pomeriggi Musicali.























