
Ascoltando i dieci brani del nuovo disco della cantante e pianista californiana Judith Berkson (Thee They Thy, con Trevor Dunn al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria, Ecm new series) si ha l’impressione musicale di un impasto sonoro che è davvero tutto suo, personalissimo: l’esatto e il vacuo. Luci e silenzi. Un disco le cui trame sonore si snodano tra ricerca musicale novecentesca, jazz e ricerca vocale. Il primo dato interessante di questa autrice è il fatto che è cantate e pianista allo stesso tempo ed in egual interesse. Può sembrare scontato, ma rivolgersi al mercato discografico con una formazione (il trio con voce) che ha detto di tutto e di piu’ in modo che ancora possa essere interessante, è una scommessa.
L’Impressione di un trio jazz, se si può ancora parlarne in questi termini, la cui natura stessa di formazione viene rimessa in discussione: quasi un processo compositivo scritto da una parte e dall’altra il trio usato come strumento di accompagnamento vocale della stessa Berkson. Si ritrovano sonorità, sapori e commistioni cari all’autrice, che riesce nell’impresa di tenere unito occidente e oriente, modernismo, sonorità e richiami yiddish, rarefazioni sonore, elementi ritmici ben scolpiti.
L’atteggiamento di fondo forse più interessante consiste nel processo che affrontano i brani nel loro svolgimento. Inizi ad ascoltare pensando di aver capito già tutto e poi ti ritrovi a chiederti come ha fatto Berkson ad arrivare fin là. È come se i brani partissero dalla spiaggia ed arrivassero al vertice di un pendìo. Ad esempio il brano Torque unisce un uso vocale che sembra rifarsi alle ricerche della musica colta degli anni Sessanta ed uno stile jazzistico/pianistico free e poi ancora echi di fraseggi bebop. Il brano Thee They Thy che da il nome all’album è dominato da un gioco ritmico quasi stravinskiano. Un album concertato, quindi, nel suo insieme: in brani come Cleav dominano le percussioni ad imprimere quasi il battito cardiaco di questo interessante lavoro discografico.






















