di Luca Chierici
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aramente si ascolta un trio di componenti a livello stellare qual era quello che ha inaugurato la stagione delle orchestre ospiti alla Scala. In sala si ascoltava l’orchestra sinfonica della radio bavarese diretta da Sir Simon Rattle, con la partecipazione di Sir Stephen Hough, solista nel Terzo concerto di Rachmaninov.
Abbiamo ascoltato Hough numerose volte in Italia fin dalla fine degli anni Ottanta ricavandone l’idea di un pianista assai preparato e volto a illustrare capitoli anche rari del repertorio, ma non credevamo che la sua preparazione fosse giunta a un livello tale da affrontare senza sforzo alcuno una partitura gigantesca come il Terzo concerto di Rachmaninov, forse uno dei più difficili in assoluto del repertorio.
La resa di Hough e soprattutto il suo connubio con Rattle e l’orchestra hanno portato alla definizione di una lettura di profonda intensità, oltre che al superamento delle ben note difficoltà di un capolavoro che ai tempi era stato presentato in pubblico nientemeno che dall’autore in compagnia della bacchetta di Gustav Mahler. Hough e Rattle, con l’apporto della magnifica Symphonieorchester des Bayerischen Rundfunks hanno realizzato una esecuzione del Concerto davvero memorabile, siglata al termine da un raro bis, un Notturno di Paderewski. La seconda parte del programma era dedicata a Stravinskij, del quale si è ascoltato il poetico Chant funèbre op.5 e il grandioso Sacre du Printemps con una energia e ricchezza di colori che hanno portato il folto pubblico – numerosi gli stranieri – all’acclamazione per una serata da non dimenticare.

















